Avventure in camper nei Balcani Occidentali

ZONA: BALCANI; CROAZIA, MONTENEGRO, ALBANIA, MACEDONIA, KOSSOVO

DISTANZA PERCORSA: 2000 KM CIRCA

TEMPI: 15-20 GIORNI

COSTI: 600-800 EURO (CON MEZZO PROPRIO)

MEZZI UTILIZZATI: CAMPER, TRAGHETTO

PERNOTTAMENTI: OSTELLI, APPARTAMENTI CAMPEGGI, FREE CAMPING

PRINCIPALI ATTRAZIONI: DUBROVNIK, BAIA DI KOTOR, SVETI STEFAN, BERAT, OHRID, SKOPJE, PRIZREN, SPALATO

PERIODO MIGLIORE: APRILE – OTTOBRE

Un viaggio nella zona dei Balcani rappresenta un’esperienza estremamente eterogenea e coinvolgente, grazie alle innumerevoli sfaccettature culturali presenti in quest’area di contrasti. Ce n’è per tutti i gusti, dal mare spettacolare delle coste adriatiche alle aspre montagne interne passando per città multiculturali dove campanili e minareti si fondono negli skyline. In Albania e Macedonia la povertà è ancora tangibile nelle zone di periferia, mentre Croazia e Montenegro sembrano ormai lanciate verso uno stile di vita in linea con standard europei. Nonostante quello che si sente, soprattutto dai media, si tratta di paesi assolutamente sicuri, dove la gente (soprattutto in Albania) accoglie i visitatori come gente di famiglia, e il cibo è delizioso con poca scelta solamente per i viaggiatori vegetariani. La persone sono così aperte e spontanee che persino alcuni incidenti avuti durante il viaggio si sono trasformati in esperienze uniche ed indimenticabili. I prezzi sono nettamente al di sotto degli standard europei, fatta eccezione per le zone costiere della Croazia, ormai da anni abituate ad un importante turismo straniero. Dalla primavera all’autunno queste zone offrono un clima sostanzialmente gradevole. salvo il caldo estivo che a luglio e agosto può diventare opprimente in tutta la penisola. E’ consigliabile organizzare un viaggio evitando l’altissima stagione estiva per godersi città come Dubrovnik e Spalato altrimenti infestate da orde di visitatori.Partiamo alla volta del porto di Ancona il 27 luglio, non una data ideale ma imposta dalle esigenze lavorative dell’equipaggio e ci imbarchiamo sulla “Regina della Pace”, il grande traghetto della Blue Line che ci porterà a Spalato. Le ore notturne di viaggio passano discretamente veloci, grazie a qualche brindisi, all’atmosfera vacanziera che si respira sulla nave e alla scelta di approfittare della moquette della cappella per organizzare un confortevole giaciglio per dormire. Svegliati di prima mattina dai fedeli un po’ infastiditi dal nostro “blasfemo accampamento” facciamo colazione sul ponte con lo spettacolo delle isole croate che ci introducono al porto di Spalato. Sbrigate le formalità doganali ci dirigiamo verso Dubrovnik scegliendo l’affollata strada costiera che ci regala lunghi tempi di percorrenza ma scenari spettacolari sulla meravigliosa costa dalmata. I 10 km di Bosnia rallentano un po il cammino a causa dei controlli doganali che saranno di routine a causa dell’apparenza del mostro mezzo di trasporto, ma arriviamo in vista della città nel pomeriggio. Dall’alto Dubrovnik offre un colpo d’occhio che lascia senza fiato, la città dai tetti arancioni giace abbracciata dalle sue possenti mura su un promontorio circondato dalle limpide acque dell’adriatico in uno scenario assolutamente perfetto. Ci sistemiamo in un bel campeggio 6 km a sud della città e partiamo per la serata. La città è stupenda anche dentro le mura, con le strade lastricate che brillano tra i palazzi di pietra. Innumerevoli turisti affollano il centro ed i prezzi sono naturalmente più alti che nel resto del paese. La serata scorre tra qualche birra ed un concerto reggae di un gruppo serbo in un locale praticamente deserto a due passi dal mare. Il giorno dopo decidiamo di combattere il grande caldo scegliendo una spiaggia per tuffarci nelle invitanti acque dell’adriatico e dedichiamo alla città solo una rilassante visita serale. Lasciamo la splendida Dubrovnik dopo due giorni e ci dirigiamo a sud, verso il confine con il Montenegro, seguendo la frastagliata costa Dalmata su strade che diventano sempre più disastrate. Il Montenegro offre una delle sue meraviglie più ammirate pochi km dopo il confine settentrionale, quando la costa ripiega nel profondo fiordo della baia di Kotor, una zona dai paesaggi straordinari con le impervie montagne a picco sulle limpide acque dell’insenatura. Percorrere queste strade offre colpi d’occhio straordinari e ottime zone per fare il bagno e prendere il sole. La città di Kotor, situata all’estremità dell’insenatura è un vero gioiello, anche se molto affollata di turisti con la costante presenza di mega navi da crociera ancorate al piccolo porto del paese.  Proseguendo verso sud la costa resta frastagliata e panoramica, fino a raggiungere l’incantevole istmo di Sveti Stefan, situata poco dopo la località di Budva e trasformato in un hotel di lusso. A noi basta vederlo dalla spiaggia, considerato che la visita si paga una cifra vicina ai 50 euro e la bellezza è data dal villaggio dei tetti rossi che si affacciano sul bel mare montenegrino. Un bagno e via, senza meta verso l’Albania, le strade mettono a dura prova la resistenza del nostro Westfalia ma continuano ad incantare. Ci ritroviamo quasi per caso nella piccola città di Sutomore, dove per pochi euro ci danno un appartamento per la notte con tanto di 6 ragazze macedoni nella stanza accanto. Il paese si rivela un folle luogo di villeggiatura per turisti serbi, pieno di ristoranti, discoteche, locali e feste in spiaggia, dove passiamo una notte splendida in compagnia di alcol, chitarra e tantissime persone appena conosciute grazie alle nostre amiche macedoni. Il giorno dopo ripartiamo un po’ storditi e dopo 50 km di stradine raggiungiamo il confine albanese. Il primo impatto ci rivela un paese povero, con gente cordiale, cibo ottimo ed abbondante, strade che lentamente vengono migliorate per portarle a standard occidentali e città sporche e caotiche. Il viaggio verso Berat, nel sud del paese, dura diverse ore tra paesaggi spesso non irresistibili, soprattutto nei sobborghi di Tirana, ma offre una finestra su una nazione in forte trasformazione appena uscita da decenni di guerre e povertà. Berat è una città bellissima, i quartieri di casette bianche arrampicati sulle colline si fronteggiano sui due lati del fiume, mentre l’imponente sagoma del monte Tomorri domina lo sfondo. Il Berat Backpackers, situato lungo una via acciottolata vicino al monastero di San Spiridione è splendido, con spazi comuni, piccole terrazze dove si può piantare la tenda ed un’atmosfera da luogo d’incontro dei viaggiatori. Decidiamo di fermarci due notti per goderci l’atmosfera e visitare questo luogo incantevole, non tralasciando l’aspetto gastronomico che in Albania stupisce per ricchezzà, bontà ed economicità. Dopo aver visitato tutte le attrazioni di Berat, cittadella compresa ripartiamo alla volta della Macedonia e del lato di Ohrid, con una nuova compagna di viaggio danese a cui decidiamo di dare un passaggio verso est. Le strade continuano ad essere precarie fino ad Elbasan, poi una statale scorrevole tra bei paesaggi di montagna ci conduce verso il confine, fino a quando il camper decide di abbandonarci improvvisamente in una nuvola di fumo. Fermi in un distributore sperduto nelle campagne cominciamo ad entrare in contatto da vicino con il meraviglioso popolo albanese, che da subito cerca di aiutarci, sia nella meccanica che nel morale, offrendoci qualche birra per dimenticare l’incidente. Diventiamo immediatamente l’attrazione principale della giornata e con qualche difficoltà di comunicazione riusciamo a farci portareda un meccanico old style in un paesino a valle, continuando a bere birra e socializzare con la gente. Il meccanico inizia subito a prendersi cura laboriosamente del nostro mezzo mentre noi, a spasso per la città, attiriamo l’attenzione di un gruppo di bambini con le scarpe rotte, un pallone bucato e due copertoni per giocare. Da 4-5 che erano all’inizio, se ne radunano una trentina, e ci regalano una delle più belle esperienze di viaggio mai vissute, in un intero pomeriggio passato a giocare con loro. Partite improvvisate 20 contro 20 a calcio, gare di pallacanestro e ginnastica, lancio del copertone, insomma di tutto e di più, in un clima semplicemente stupendo. A fine giornata siamo così felici e soddisfatti che quasi ci dimentichiamo del camper e ce ne andiamo a dormire in un tranquillo hotel lungo la strada, contenti di aver avuto questo contrattempo. Il giorno dopo ci svegliamo con il rumore del clacson e scopriamo il bolide rombante parcheggiato sotto la finestra, con il meccanico pieno di soddisfazione accanto. Ci aveva lavorato tutta la notte per farci ripartire prima possibile senza perdere il filo con il nostro itinerario, noi ringraziamo quasi commossi e ci avviamo di nuovo verso la Macedonia, dopo una splendida giornata con un popolo meraviglioso. Stavolta il viaggio scorre senza imprevisti ed in tarda mattinata raggiungiamo la località balneare di Ohrid, situata su un grande lago di montagna macedone. Ad accoglierci troviamo una delle ragazze conosciute in Montenegro, che ci accompagna al nostro nuovo economicissimo appartamento per la notte. La città è carina, il lago invitante per tuffarsi e combattere il caldo, i mega-hamburger che si comprano per pochi dinari deliziosi. Di sera i locali di Ohrid si riempono come nelle località di mare e offrono possibilità di divertirsi fino a tarda notte. Noi naturalmente ne approfittiamo alla grande rendendo traumatico il risveglio seguente ed il viaggio verso Skopje. La capitale macedone appare a primo impatto come un posto povera e trasandata ma, avvicinandosi al centro, si scopre una città in rapida trasformazione, interessante e ricca di scorci gradevoli. L’impressionante fontana sovrastata dalla gigantesca statua di Alessandro Magno rappresenta il fulcro della parte nuova di Skopje, mentre dall’altra parte del fiume si trova la parte vecchia, decisamente suggestiva con le sue moschee, vicoli ed atmosfera tipicamente musulmana. Campanili e minareti spuntano dallo skyline e danno un’idea delle tante culture e religione che convivono in questa affascinante città. Il giorno seguente siamo pronti per ripartire alla volta del Kossovo, anche se qualche problema gastrointestinale ci costringe a ritardare un po’ la partenza. Il Kossovo è il paese più giovane del mondo, ancora non viene riconosciuto da alcuni stati, alcune zone restano ancora pericolose ed occupate dalle forze armate della NATO e della KFOR. Noi decidiamo di puntare verso Prizren, la seconda città del paese, situata in una zona tranquilla nei pressi del confine albanese. Il Kossovo appare come un paese entusiasta della propria indipendenza, in forte sviluppo e pieno di bei paesaggi fatti di campi sterminati e villaggi dominati dai minareti. Raggiungiamo Prizren e l’anonimo ma confortevole City Hostel in serata e scopriamo una città incredibilmente vivace, con il centro affollato di gente in cerca di divertimento. La parte storica, meravigliosamente restaurata dopo la guerra, si sviluppa attorno ad un torrente di montagna, con le moschee ed i ponti che caratterizzano il paesaggio. Ancora una volta rimango piacevolmente sorpreso dal cibo che si può gustare nei numerosi ristoranti, ma soprattutto dall’entusiasmo della gente, abituata a situazioni di guerra piuttosto recenti. La salita al castello merita per i panorami che dall’alto rivelano tutta Prizren con le sue innumerevoli moschee. Ripartiamo da Prizren con la convinzione di poter raggiungere Sarajevo e la Bosnia al termine di un lungo viaggio ma purtroppo è ancora una volta il camper a farci cambiare programma. Cede di nuovo, ancora una volta in Albania, stavolta in piena autostrada, con conseguenze un po’ più complicate rispetto al primo incidente. Raggiungiamo con un carro attrezzi la brutta città di Lezhe, dove nostro malgrado alloggiamo mentre i meccanici procedono alla seconda riparazione. La gente si rivela ancora una volta splendida e ci scappa una cena in una birreria artigianale ed una giornata di mare in una delle spiagge più brutte e sporche che abbia mai visto. Ripartiti siamo costretti a puntare su Spalato per il ritorno, saltando la parte bosniaca del viaggio e così, dopo una tappa montenegrina nella festosa Sutomore e qualche peripezia alle frontiere raggiungiamo il porto croato in tempo per una visita veloce. Spalato è affollatissima, siamo vicini a ferragosto e le vie sono intasate di turisti. Ciò nonostante la bellezza del centro è indiscutibile e riusciamo a goderci l’ultima serata di un viaggio straordinario vissuto tra avventure e disavventure. Ognuno dei paesi che abbiamo attraversato ha saputo regalare caratteristiche uniche, dimostrando un’identità che si sta fortemente consolidando. Ma se c’è una cosa che ha reso straordinario questo viaggio sono certamente le persone, ovunque cordiali e disponibili, spettacolari in Albania, capaci di fare la differenza anche nei momenti difficili. Il resto l’hanno fatto i magnifici paesaggi, l’ottimo cibo ed il divertimento di alcune delle località che abbiamo attraversato. Quello nei Balcani Occidentali è un viaggio che offre esperienze di ogni genere, ma che resta incompleto se si rinuncia al contatto con la gente.

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