Tra Tbilisi e Yerevan alla scoperta del Caucaso

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ZONA: CAUCASO (GEORGIA – ARMENIA)

DISTANZA PERCORSA: 2000 Km CIRCA

TEMPI: 2 SETTIMANE

COSTI: 1000 – 1500 EURO

MEZZI UTILIZZATI: MINIBUS CON AUTISTA

PERNOTTAMENTI: OSTELLI, GUEST HOUSE

ATTRAZIONI PRINCIPALI: TBILISI, MTSKHETA, DAVIT GAREJA, KAZBEGI, MESTIA, SVANETI, BATUMI, YEREVAN, KHOR VIRAP, NORAVANK, LAGO SEVAN, MONASTERI DELLA VALLE DEL DEBED

PERIODO MIGLIORE: MAGGIO – SETTEMBRE

map

I paesi del Caucaso hanno una storia estremamente travagliata e solo recentemente si sono aperti al turismo internazionale valorizzando le attrazioni che possiedono. Si tratta di un viaggio vero ed autentico, non particolarmente difficile, in due paesi in piena via di sviluppo e con una gran voglia di rialzarsi da un passato complicato. Il nostro volo della compagnia turca Pegasus atterra a Tbilisi poco prima dell’ alba e ad attenderci c’è il nostro autista Costa (Aldo per noi), un omone pelato che supera il quintale, con unaP1090521 testa grande come una palla da basket. Attraversiamo la città in piena notte per arrivare all’ Envoy hostel, bello, pulito, e situato nel cuore di Tbilisi, con una terrazza panoramica perfetta per la birra di festeggiamento per l’arrivo in Georgia. Il giorno dopo si va alla scoperta della capitale georgiana. Situata in una stretta vallata, Tbilisi è una città antichissima, affascinante e piena di contrasti, in pieno fermento di ricostruzione. Ponti e strutture moderne di dubbio gusto si contrappongono a vicoli sporchi con casette antiche e fatiscenti, dominati dalle cupole coniche delle chiese ortodosse; alcune zone del centro sono pulite e ristrutturate, ma basta spostarsi di pochi metri per addentrarsi nei quartieri che ancora manifestano la P1090458povertà del paese. Non ci resta che assaggiare la Chacha, la vodka georgiana, con alcuni amici, per continuare a vagare per la città in evidente stato di ebrezza ancora prima del tramonto ed esplorare la zona termale, il canyon ed il castello con vista panoramica. Tbilisi offre anche una movimentata vita notturna, che ci godiamo prima del cocomero delle 3 di notte sulla terrazza dell’ostello, che diventerà una tradizione per tutto il resto del viaggio. Il giorno dopo si va a Davit Gareja, un monastero rupestre situato in una zona desertica al confine con l ‘Azerbaijan. Nelle due ore abbondanti che ci separano dalla destinazione attraversiamo affascinanti paesaggi che si fanno via via più aridi, con rari villaggi che sembrano isolati dal resto del mondo. Il monastero non è niente di eccezione ma i panorami che si ammirano dalla cima della montagna che separa i due paesi valgono tutta la gioP1090593rnata. Due soldati georgiani e due azeri sorvegliano il confine, in un paesaggio lunare ed inospitale di rara bellezza, con enormi aquile che volteggiano tra le apre punte rocciose.  Da Tbilisi ripartiamo il giorno seguente in mattinata, direzione Kazbegi e le alte vette del Caucaso. La strada militare georgiana si inerpica sulle montagne tra paesaggi spettacolari fino a raggiungere il confine russo ed in circa quattro ore raggiungiamo l’ HQ hostel, una casa familiare con una camera comune e numerose galline che scorrazzano per il cortile. L’ascesa di un’ora al monastero di Tsminda Sameba , una delle cartoline della Georgia è faticosa ma fattibile, assolutamente da non perdere per ammirare le montagne del Caucaso Maggiore che superano abbondantemente i 5000 metri di altezza. Il villaggio offre un interessante visione della Georgia rurale, con persone intente nelle attività quotidiane ed animali che scorrazzano tranquillamente tra le stradine sterrate. Solita cena a base di carne, P1090688una birra sotto le stelle e si va a dormire, ci attende il tragitto più lungo di tutto il viaggio. Da Kazbegi riscendiamo le montagne fino a Tbilisi, per poi girare ad est verso il mar Nero e risalire verso la splendida e remota regione montuosa dello Svaneti ed il suo capoluogo Mestia, dove arriviamo dopo il tramonto. Nella Manoni Guesthouse la famiglia ci prepara una cena fantastica e ricchissima di specialità locali che ci gustiamo prima di una passeggiata nel villaggio caratterizzato dalle tante torri medievali del popolo Svan. Il giorno seguente, sotto un cielo plumbeo, visitiamo Mestia in lungo e in P1090880largo, esplorando le stradine e salendo sulle torri aggrappati a pericolanti scalette di legno. Lo Svaneti è una delle regioni più tipiche della Georgia e la visita, anche se estremamente breve, è stata una delle tappe più interessanti del viaggio. Prima di pranzo ripartiamo, si va a Batumi, località balneare sul mar Nero per cercare un po’ di relax e divertimento. Dopo un pranzo a base di zuppa bollente ultrapiccante nei 38 gradi della città di Zugdidi e 5 ore di viaggio arriviamo a destinazione. Batumi è orrenda, alcuni grattacieli pacchiani svettano su una distesa di casermoni sovietici che coprono la costa dall’incredibile clima semitropicale della zona. Anche il Batumi hostel non è dei migliori, ma per fortuna la nostra fedelissima chacha ci aiuterà a passare una splendida serata tra karaoke, bagno notturno nel mar Nero, discoteca e cocomerata finale. Il giorno dopo è dedicato al relax sulla spiaggia sassosa della città, ma un nubifragio incredibile con pioggia battente ed onde altissime rovina i piani, così la giornata verrà ricordata per una cena di infinite portate che ci lascia tutti mezzi tramortiti. Si riparte per un altro interminabile spostamento; da Batumi raggiungiamo ancora Tbilisi, per poi proseguire in direzione Armenia, con il nostro mitico autista Aldo che fa faticaP1100019 a restare sveglio e si beve tre red bull in un ‘ora. Alla frontiera attraversiamo il fiume Debed che segna il confine ed incontriamo Caccamo, il simpatico e peloso autista armeno che ci guiderà nei prossimi 4 giorni. Nonostante la stanchezza, l’impatto con l’Armenia è fantastico. Attraversiamo la bellissima valle del Debed con i suoi villaggi industriali sovietici abbandonati dal fascino apocalittico, ci addentriamo tra le belle montagne del Caucaso Minore e sostiamo in un villaggio con rovine millenarie dove i bambini ci accolgono con curiosità. Prima di Yerevan ancora una sosta per comprare del gustoso pane appena fatto ed ammirare un monastero incredibile situato sul ciglio di un canyon roccioso con un’alta cascata sullo sfondo. Dopo un’inaspettata indigestione di bellezza, Yerevan ci appare poco prima del tramonto con l’immensa sagoma del monte Ararat sullo sfondo. La neve sulla cima sembra surreale nei 40 gradi della città ma è giustificata dagli oltre 5000 metri del gigante. Yerevan è una città polverosa e caotica nella periferia, con un centro ricostruito recentemente, carattP1100061erizzato da regolari stradoni e palazzi enormi simbolo della voglia di rinascita del popolo armeno. Qua si trova il Center Hostel, un piccolo alloggio spartano accettabile e ben posizionato. Il giorno dopo si va alla scoperta di due monasteri tra i più importanti del paese: Khor Virap e Noravank. Il primo si trova in una torrida pianura ai piedi del monte Ararat, il secondo in un profondo canyon dalle rocce rossastre nel cuore di una vasta zona desertica. Entrambi molto interessanti ma il caldo fa soffrire noi e la macchina, che ha bisogno di ingenti dosi d’acqua per superare le salite dell’ Armenia meridionale. Al nostro ritorno a Yerevan ci aspettano gli amici di Couchsurfing, che ci regalano una bella serata sullo sky bar del grattacielo più alto della capitale. Il lago Sevan è una delle ultime tappe del viaggio e lo raggiungiamo in circa un’ora da Yerevan, E’ un enorme lago alpino situato in quota, un ottimo luogo per sfuggire al caldo della città. Purtroppo la bellezza della natura contrasta con l’opera indiscriminataP1100165 dell’uomo, che ha trasformato il litorale in una bruttissima e sporca zona turistica. Un bagno nelle gelide acque del lago ed un pranzo a base di pesce e torniamo in città. Incontriamo ancora il gruppo della serata precedente, si va ad un concerto di musica folk armena in un locale sotterraneo di Yerevan. Serata meravigliosa tra brindisi, balli e bagni di sudore nell’afa del locale, momenti da ricordare che coronano uno splendido viaggio. Con le difficoltà dovute alla sbornia della sera precedente ripartiamo per Tbilisi, tappa iniziale e finale del viaggio. Lungo il percorso ci fermiamo a visitare i monasteri della valleP1100241 del Debed, estremamente antichi ed interessanti, incastonati tra paesaggi spettacolari. Passata la frontiera salutiamo Caccamo e ci riaffidiamo alle possenti braccia di Aldo, che ci riporta a Tbilisi con la sua guida sportiva. Trascorriamo in relax l’ultima giornata georgiana, concedendoci una visita a Mtskheta, antica capitale del paese e qualche birra di intrattenimento. L’aereo per Istanbul ci aspetta e ci congediamo da Aldo e Tbilisi di notte, proprio come al nostro arrivo. Georgia e Armenia non possono essere sicuramente considerati i paesi più belli del mondo, ma offrono luoghi di grande bellezza ed un’autenticità tipica dei luoghi ancora poco esplorati. Sono paesi in rapida trasformazione che possono cambiare completamente nel giro di pochi anni. La varietà di climi e paesaggi presente soprattutto in Georgia è stupefacente, nel giro di pochi chilometri si passa da aree desertiche, alpine e tropicali. Il cibo è un po’ monotono ma buono, e l’abbiamo apprezzato anche grazie al nostro Aldo, la cui pancia non mente. Nonostante i lunghi spostamenti c’è stato spazio per relax e divertimento, elementi fondamentali per la buona riuscita di qualsiasi viaggio.

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