In bus da Londra a Sydney

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ZONA: PIANETA TERRA

DISTANZA PERCORSA: 25000 KM CIRCA

TEMPI: 4 MESI

COSTI: 7000 – 8000 EURO

MEZZI UTILIZZATI: BUS, NAVI, AEREI, MOTO, TUK TUK, AUTO, ELEFANTI…

PERNOTTAMENTI: HOTEL, OSTELLI, CAMPEGGI, PAVIMENTI

134 giorni, 20 diversi paesi, più di 25000 km via terra, centinaia di incontri con persone di tutto il mondo, 4 pagine rimaste vuote sul passaporto. In questo viaggio è passato davanti agli occhi di tutto, verso gli antipodi e ritorno. Ho visto il tetto del mondo in Nepal e le infinite pianure dell’outback australiano passando per le spiagge bianche di Koh Samui… I deserti gialli dell’ Iran e le esplosive foreste tropicali di Sumatra… L’acqua putrida del Gange e quella così pulita da poter bere della Nuova Zelanda… Il caos totale di Varanasi e la perfezione eccessiva di Sydney. Passato dalle incredibili metropoli indiane ai paesini sperduti tra le montagne del Nepal… Visto enormi cattedrali, solenni moschee, incredibili templi induisti, sikh, bahai, buddisti. Dall’austerità delle moschee iraniane ai party folli di Koh Pangan, Bali, Byron Bay, Kathmandu. La lava uscire dalle viscere del Mt Bromo ed il ghiaccio scendere dalla montagna di Franz Joseph. Incontrato scimmie, gechi, serpenti, canguri, koala, clamidosauri, lucertole giganti, insetti enormi, scolopendre, pipistrelli, cani, capre, maiali, cammelli, elefanti, mucche, bufali abitare le città come se le avessero costruite loro… L’assurdità di alcuni regimi e la stupidità di alcune regole sociali, la differenza tra essere istruiti o ignoranti. Ho viaggiato con ogni mezzo possibile, aereo, macchina, taxi, motorino, bicicletta, barche, barconi, barchini, barchette, residuati bellici, metropolitane. Ho trascorso serate di sincero divertimento con gente di ogni parte del mondo scoprendo che in fondo non siamo poi tanto diversi. Ho visto la forza della natura sotto forma di tempeste, inondazioni, eruzioni vulcaniche e oceani in tempesta. Mi sono perso tra culture diverse e scoperto una vita quotidiana diversa dalla nostra. Ma soprattutto ho capito che questo pianeta su cui viviamo non è poi così grande ma allo stesso tempo bellissimo e diverso. Non so quanto questa esperienza mi abbia cambiato, saranno gli altri a dirlo. Sicuramente mi ha messo tanta voglia in più di viaggiare e scoprire il mondo. Forse non finisce qui, forse è solo una pausa e tra meno di un mese sarò di nuovo a scrivere a bordo di un tuk tuk in Laos. E’ stata l’esperienza più bella della mia vita, vorrei trovare le parole per descriverla a tutti ma non credo di esserne capace. Ci proverò ma intanto mi godo i ricordi che saranno miei per sempre.

DAL DIARIO DI VIAGGIO – VOLO KUALA LUMPUR – LONDRA – PERUGIA – 14/1/2011

PARTE 1: LONDRA – ISTANBUL

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ATTRAZIONI PRINCIPALI: LONDRA, DOVER, BRUGES, HEIDELBERG, PRAGA, VIENNA, BUDAPEST, BELGRADO, SOFIA, PLOVDIV

PERIODO MIGLIORE: MARZO – NOVEMBRE

Senza nome

Ci siamo, dopo tre giorni trascorsi in una Londra piacevolmente assolata è ora di imbarcarsi, destinazione Sydney, prati39539_447839532479_6754177_ncamente dalla parte opposta del mondo. Nonostante il ritardo dovuto a interruzioni della metropolitana riesco ad imbarcarmi sull’ OZ bus e partire per questa grande avventura insieme ad una trentina di compagni di viaggio provenienti da tutto il mondo. Neanche il tempo di realizzare che siamo partiti e già siamo al porto di Dover per imbarcarci verso Calais, in Francia, e raggiungere il continente europeo. Le famose scogliere bianche si allontanano alla vista mentre facciamo il primo passo di un lunghissimo viaggio. Da Calais procediamo verso nord, destinazione Bruges, splendida città delle Fiandre. Il centro medievale è un vero gioiello, anche se da’ la sensazione di troppa perfezione tipica dei paradisi del turi67334_447840337479_3926317_nsmo di massa. Gli scorci sui tanti canali sono spettacolari e piacevolmente accompagnati da qualche ottima birra locale. La mattina seguente il bus riprende la sua marcia, e noi cominciamo ad entrare nell’atmosfera di questo viaggio, alla scoperta del mondo. E’ l’ora di pranzo quando ci sistemiamo nel bell’ostello di Heidelberg, antica città della Germania centrale famosa per la sua università ed il suo grande centro storico. E’ un posto veramente bello, in una bella vallata sul fiume Neckar. Nel pomeriggio la giriamo in lungo e in largo, compreso il castello e diversi punti panoramici che meritan67316_447841037479_3716329_no sicuramente una sosta. La birra serale è già un appuntamento immancabile ed il giusto modo di concludere la nostra sosta tedesca. Si riparte ed in cinque ore di tranquillo viaggio raggiungiamo Praga, dove soggiorneremo un paio di giorni. Nonostante sia la mia quarta visita della città, l’atmosfera gotica del centro è unica e la capitale ceca una delle più belle al mondo. Visitiamo il castello, il ponte Carlo, il centro, la piazza della Città Vecchia e ci addentriamo nei vicoletti di Mala Strana. Splendida, come sempre. Passiamo una bella serata in un locale fantastico nella prima periferia, una specie di labirinto sotterraneo con varie sale arredato con materiali riciclati come panche di vecchi autobus. Il primo giorno senza spostamenti è66622_447843112479_1845538_n un’ottima occasione per rilassarci un po’ e conoscere ancora meglio Praga. La strada che ci porta a Vienna è breve ma saltellante ed una desiderata sosta ci permette di vedere una lugubre chiesa decorata con ossa e teschi umani a Sedlec, nel sud della Repubblica Ceca. Il Wombat Hostel di Vienna si trova vicino alla Westbanhof, in un ‘anonimo palazzone a sei piani. Vienna, con la sua pomposità e sfarzosità, è una città che non mi piace e mai mi piacerà. Naturalmente è solo un’ opinione personale, ma i due giorni trascorsi nella capitale austriaca sono una delle tappe meno interessanti del viaggio. La lunga serata trascorsa in un piccolo bar pieno di viaggiatori è decisamente il ricordo più bello di questa sosta. Da Vienna a Budapest la strada è breve ed arriviamo nella capitale ungherese prima di pranzo, giusto in tempo per aggregarci ad una comitiva di studenti universitari intenti in una strana cerimonia di iniziazione ad alto tasso alcolico. Si tratta di girare svariati bar 44938_447846707479_918296_ndel centro bevendo e facendo semplici giochi, dal primo pomeriggio fino a tarda notte, un ottimo modo per iniziare le matricole alla vita universitaria. Per noi un ottimo modo per passare la nostra prima giornata ungherese. Il giorno dopo ci concediamo una più sobria visita della città, senza tralasciare nessuna delle due sponde del Danubio. Seguiamo il corso del grande fiume per approdare in Serbia e nella sua capitale Belgrado. Qui sono ancora evidenti i segni della guerra, con diversi palazzi sventrati soprattutto in periferia. Il cen44938_447846727479_1016849_ntro, situato alla confluenza tra Sava e Danubio, è piacevole anche se non spettacolare. E’ una città in piena rinascita, piena di entusiasmo ma anche di povertà e contraddizioni. Basta uscire dal centro per accorgersi come Belgrado stia ancora uscendo da tanti anni difficili. Il giorno seguente si cambia ancora paese, destinazione Sofia, Bulgaria. Le strade cominciano a farsi un po’ più difficili e per la prima volta tiriamo fuori il passaporto alla frontiera. Sofia ha un’orrenda periferia di stampo sovietico, ed un centro che stanno cercando di rendere piacevole per quanto possibile. Dalla camera al 15 piano di un grattacielo abbiamo una panoramica completa sulla città, immersa nel grigio dello smog e dei casermoni. Anche qui la rinascita sta andando avanti, e passeggiare in centro di sera tra i palazzi, i bar e le chiese ortodosse può essere gradevole. Ma la Bulgaria ha molto di megli37157_447849432479_1152995_no da offrire; la cittadina di Plovdiv, a circa 2 ore in bus da Sofia, è un gioiello fatto di viuzze acciottolate e tipiche casette colorate. Diversi bar con terrazze panoramiche che servono birre ghiacciate super-economiche rendono la sosta in questa città patrimonio UNESCO una delle tappe più piacevoli del viaggio fino a questo momento. Sono passate 2 settimane dall’inizio dell’avventura quando raggiungiamo Istanbul, senza dubbio un punto di svolta. La porta per l’ Asia ci introdurrà in un mondo diverso, fuori dai confini europei. Il fantastico tour europeo di questi giorni è servito a farci scoprire (o riscoprire) alcuni luoghi del continente più bello del mondo, ma è ora di tuffarci in qualcosa di più diverso ed esotico. Il ponte sul Bosforo è davanti a noi…

PARTE 2: ISTANBUL – TEHERAN

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ATTRAZIONI PRINCIPALI: ISTANBUL, CAPPADOCIA, MT ARARAT, DOGUBAYAZIT, TABRIZ, ZANJAN, TEHERAN, ISFAHAN

PERIODO MIGLIORE: APRILE-GIUGNO SETTEMBRE-OTTOBRE

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Istanbul è la città più bella del mondo. Una megalopoli di 20 milioni di persone a cavallo tra Europa e Asia dove innumerevol303232_10150382165737480_409566969_ni culture si fondono a creare scenari fantastici. Si può stare mesi ad esplorare, scoprire, assaggiare ogni angolo della città e continuare a scoprire aspetti nuovi ed affascinanti. Da sempre la sua posizione a controllo del Bosforo ha fatto di Istanbul un luogo strategico, importante, conteso. Le testimonianze di Bisanzio e Costantinopoli vivono nelle strade ancora oggi. Arriviamo in serata dalla Bulgaria e la vista sul Sultanhamet dalla terrazza dell’ostello compensa i disagi della camerata da 30 letti. Questa fantastica città ci lascia a bocca aperta fin dall’arrivo, quando le sagome delle moschee si stagliano sulle colline che circondano il Corno d’Oro.  Dedichiamo i due giorni successivi ad una visita dei luoghi più importanti di Istanbul; Hagia Sofia, la Moschea Blu, il Grand Bazar, l’incredibile Cisterna385105_10150382168337480_879000065_n Romana, la torre di Galata sono ovviamente nella lista, ma esplorare i quartieri meno conosciuti è altrettanto piacevole ed affascinante. Risalendo il Corno d’Oro ci si tuffa in quartieri dai vicoletti disordinati dalla forte cultura islamica, ma basta attraversare la stretta insenatura per ritrovarsi in pieno occidente sulla commerciale Istiklal. Esplorare Istanbul significa anche assaggiare l’innumerevole varietà di cibo che si incontra in ogni angolo della città ed immergersi in una vita notturna che non ha niente da invidiare alle grandi capitali europee. La crociera sul Bosforo è turistica ma imperdibile, l’emozione di navigare sotto gli immensi ponti tra Europa ed Asia con la città sullo sfondo indescrivibile. Nonostante 3 giorni straordinariamente intensi passati qua, ripartiamo con la sensazione di aver a mala pena assaggiato il sapore di questo luogo unico. Per fort67252_449245402479_2022556_nuna ci saranno altre occasioni per tornare. L’attraversamento del ponte sul Bosforo segna un momento importante nel viaggio, l’ingresso in Asia. La strada per la Cappadocia è lunga, ma per fortuna, superata Ankara, una sosta al Tuz Golu (lago salato), da un senso anche a questa giornata di spostamento. Questa distesa di sale che si estende a perdita d’occhio è uno scenario fantastico che rimane una delle cose più belle viste in Turchia. Pieni di questa visione magica raggiungiamo l’hotel a Goreme, nel cuore della straordinaria Cappadocia. Questa regione dalla morfologia unica non può deludere nessun tipo di visitatore. A bordo di scooter dalla dubbia affidabilità esploriamo le valli e le città, incantati ad ogni chilometro per gli scenari di un altro pianeta. Non si può d66215_451203192479_6730480_nescrivere la bellezza dei panorami al tramonto, come il fascino degli antichi villaggi che nascondono millenarie chiese rupestri. Ripartiamo puntando ad Est, verso il confine con il misterioso Iran. Il viaggio è lungo, ed un pernottamento nell’anonima città di Erzincan ci permette di rilassarci nelle ottime sale da tè della Turchia centrale. Da qui i panorami che passano dai finestrini si fanno sempre più belli. I villaggi di montagna di questi luoghi sperduti si fondono con  meravigliosi scenari naturali. Poco prima di Dogubayazit appare l’imponente sagoma del monte Ararat, che si innalza dagli altipiani con la cima innevata ad oltre 5000 metri di altezza. Il gigante sembra sorvegliar71717_451877977479_4526465_ne il confine con l’Iran con la sua mole maestosa. Dogubayazit, cittadina di confine di etnia curda, è una località povera ma piacevole, dove la gente è gentile e disponibile, dando la sensazione di benedire ogni visitatore che si reca da queste parti. L’attraversamento del confine iraniano è lungo e noioso, con tanti dubbi su questo paese così maltrattato dai media occidentali. Basta addentrarsi per pochi chilometri per capire quanto i pregiudizi siano sbagliati. Tra paesaggi desertici vivono piccoli e sonnacchiosi villaggi colorati, dove la gente esce a salutarci c67297_451880337479_6506934_non entusiasmo ad ogni passaggio. E’ proprio la gente la vera meraviglia dell’Iran e basta poco per rendersene conto. Mai nei miei viaggi ho incontrato un popolo così gentile, disponibile ed allo stesso tempo curioso di conoscere la nostra cultura. Tutti fanno del loro meglio per farci sentire a casa, per dissipare le idee che la disinformazione ha distribuito nel mondo occidentale. Raggiungiamo Tabriz in serata, senza avere il tempo di esplorarla. La seconda tappa iraniana ci porta a Zanjan, altra città sulla via per Tehera65762_451885897479_7342810_nn, tra moschee, villaggi e grigie città industriali. Cominciamo a renderci conto di come il regime islamico imponga regole ferree che questo popolo non merita, un popolo fiero e con tanta voglia di libertà. Teheran è una città orribile, un’infinita distesa di palazzoni grigi, inquinata, caotica e senza particolari luoghi d’interesse. Fortunatamente riusciamo a scoprire il lato piacevole 69133_452661382479_1831893_ndi questa megalopoli quando alcuni amici locali ci portano sull’alta montagna che domina la città. Qua c’è un bel parco con panorami mozzafiato, pieno di giovani coppie apparentemente poco ligie alla cultura islamica e perfino un centro sciistico. Ancora una volta è grazie alle persone che l’Iran rivela la sua bellezza. La propaganda antiamericana è presente un po’ ovunque, ma chi può biasimarli? La strada verso Isfahan offre paesaggi giallastri e noiosi, ma non è particolarmente lunga. Non serve esplorare molto per capire perchè Isfahan sia uno di luoghi più visitati del paese, è davvero una città bellissima. I ponti sul fiume Zayandeh sono magici e rappresentano uno dei principali luoghi di aggregazione per i cittadini. La città off40754_452661952479_2493446_nre sorci unici nella sua parte storica, tra fantastiche moschee, grandi piazze e vicoletti brulicanti di vita. Il mercato, enorme, è un luogo di incredibile fascino dove si trova merce di ogni genere. Non è difficile perdersi in questo labirinto, ma forse è proprio questa una delle esperienze migliori da fare ad Isfahan. La esploriamo in lungo e in largo, ci tuffiamo nei colori e nei sapori e viviamo al meglio la vita di questo luogo unico. Dopo due giorni splendidi torniamo nella grigia Teheran, dove trascorreremo un paio di giorni prima del volo che ci porterà in India. Ancora una volta gli iraniani ci stupiscono per la loro ospitalità. Tre di noi vengono invitati a cena a casa di una f73072_452662982479_5918680_namiglia di Teheran, per puro senso di ospitalità. La tavola imbandita di ogni genere di cibo è degna di un pranzo di nozze, e ci viene offerto perfino del whiskey, illegale in Iran. E’ un’ottima occasione per capire questo paese che ci sembra così lontano e diverso. Ci spiegano come il governo islamico non rispecchi i desideri del popolo, che si sente libero e che vuole esserlo. E’ un paese colto, intelligente, che deriva dai fasti dell’antica Persia, un popolo splendido. I ragazzi ci raccontano dei party clandestini e delle attività che ognuno svolge di nascosto. Dopo questa serata meravigliosa ci aspetta un ultimo giorno a Teheran. Grazie a couchsurfing, molto popolare anche qua, conosciamo alcuni ragaz73072_452662987479_6572417_nzi che ci fanno esplorare altre zone della città. Così, dopo altri piacevoli giri ed una proposta informale di matrimonio, eccoci sul bus diretto in aeroporto. Nel pomeriggio voliamo verso Amritsar, India, un altro mondo, con dentro le esperienze vissute con la splendida gente iraniana. Non tutti hanno percepito l’aspetto umano dell’Iran, la maggior parte del gruppo è rimasta ferma ai pregiudizi, e sale in aereo con l’aria di chi ha voglia di scappare. A parte Isfahan, di meraviglie non ne abbiamo viste molte, ma la settimana iraniana è stata una delle più belle ed intense del viaggio. Lasciarsi alle spalle ogni pregiudizio, idea o convinzione è fondamentale per godersi un viaggio, anche solo per poter dire di averlo fatto. Questo mi ha insegnato la gente iraniana, persone semplici, ospitali, gentili, calorose e libere. Ora si va sempre più ad oriente, l’India ci aspetta.

PARTE 3: AMRITSAR – VARANASI

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ATTRAZIONI PRINCIPALI: AMRITSAR, BIKANER, JODHPUR, JAIPUR, DELHI, AGRA, VARANASI

PERIODO MIGLIORE: OTTOBRE – APRILE

india

L’ India è unica, nessun altro paese al mondo riesce a farsi odiare ed amare con tanta intensità, un viaggio vero e sconvolgente.66057_453498667479_4816334_n Tante persone mi avevano parlato del primo impatto con la realtà indiana, ma nessuno è stato in grado di prepararmi veramente. Il volo da Teheran atterra alle 3 del mattino nel piccolo aeroporto di Amritsar, città del Punjab al confine con il Pakistan. Muniti di drink acquistati al duty free improvvisiamo una festa sulla terrazza del piccolo albergo che ci ospiterà per i prossimi due giorni. L’atmosfera è quella di chi è appena scappato da un inferno, ma non è questo l’Iran che ho vissuto io e mi tengo stretti i bei ricordi non condivisi. Poco prima dell’alba l’idea di prendere un tuk tuk per andare a vi72266_453500952479_6842077_nsitare il tempio d’oro dei Sikh, luogo centrale per questa religione; sarà uno dei momenti più emozionanti di tutto il viaggio. Lungo la strada la città si sveglia, il primo impatto con l’India, quello che dicevano che non avrei dimenticato. Il caos regna in ogni angolo della città, animali e uomini vivono gli stessi luoghi senza che uno prevalga sull’altro, un mondo a parte. Il tempio di Amritsar è fantastico, mistico anche per chi, come me, è allergico ad ogni forma di religione. Mistico al punto che ognuno di noi cade nel suo mondo e smette di parlare, limitandosi ad osservare cosa succede intorno. Il tempio d’oro si trova al centro di un’enorme vasca circondata da edifici bianchi, dentro la quale barbuti santoni72266_453500957479_1664167_n si purificano e svolgono riti antichissimi. La leggera musica spirituale che riempe l’ambiente e le prime luci del mattino contribuiscono a rendere questo luogo veramente magico. Non so quante ore siamo stati a godere di questa atmosfera ma sicuramente sono state alcune delle più incredibili della mia vita. Dopo un breve e meritato riposo ci avviciniamo al confine pakistano per assistere ad una cerimo72547_455593522479_7160347_nnia di pace tra i due paesi. Sugli spalti l’infinità dei colori dei vestiti indiani, in basso balli, giochi e canti con artisti provenienti dai due lati della frontiera. Dopo questo bello spettacolo torniamo in città per un’ultima occhiata al magico tempio, che non offre la stessa emozione dell’alba, quando i turisti sono ancora nei loro alberghi. Il giorno seguente ripartiamo a bordo di un bus che sicuramente ha visto giorni migliori, per un viaggio verso Bikaner che va fatto in due tappe a causa delle condizioni delle strade indiane. Attraversiamo caotici villaggi e campagne inquinate prima di arrivare a Sri Ganganagar, un orrendo nodo stradale dove passeremo la notte. Bikaner non è lontana ed il giorno dopo abbiamo tutto il tempo per visitarla. Siamo in Rajastan, e gli splendidi edifi67611_455594387479_6058334_nci dei Marajà saranno una costante nei prossimi giorni. Il forte rosso è bellissimo, un labirinto di stanze e giardini minuziosamente decorati. Finita la visita ci dirigiamo verso la città vecchia, un luogo dai mille colori dove innumerevoli persone si trovano intente nella loro quotidianità. Ci vorrebbero cento occhi per godere appieno di questo fantastico dedalo di stradine, un susseguirsi di stranezze che catapulta in un’altra dimensione. Ancora una volta67524_455600132479_2988552_n l’India offre l’essenza di un viaggio. Lasciamo Bikaner con l’esplosione di vita del centro ancora nella testa e puntiamo a Jodhpur, al cuore del Rajastan. Raggiunta la città ci concediamo una passeggiata tra le casette blu che caratterizzano il centro. Jodhpur è dominata da un’impressionante fortezza, che dalla collina veglia su una città dal colore surreale, un altro luogo fantastico. Durante la salita al forte tra sporchi e caotici vicoli, noto che sto cominciando ad abituarmi a questo mondo strano, e certe cose quantomeno inusuali cominciano a passare quasi inosservate. Dopo esserci soffermati a lungo67244_455600772479_4269419_n ad ammirare la vista meravigliosa dalla collina, chiudiamo la giornata con un pasto vegetariano in un ristorante del centro dalle dubbie condizioni igieniche. Un tuk tuk ci scorterà per tutta la giornata seguente nella scoperta di Jodhpur e dei suoi angoli più blu. La fortezza è semplicemente incredibile, per l’imponenza e la cura dei dettagli e delle decorazioni. Un’acquazzone improvviso fa emergere ancora di più il caos e la sporcizia della città, che diventa quasi invivibile nelle sue stradine fangose. Anche questo fa parte del viaggio e così rientriamo37127_455601487479_5219552_n in albergo ancora una volta stracolmi di esperienze. Jaipur, la capitale del Rajastan, ci aspetta nella sua coltre di smog. E’ una città grande, diversa, con grandi zone di alberghi più legate ad un business moderno. La periferia orrenda circonda un centro in cui il caos indiano fa ancora da padrone assoluto. Finalmente riesco a mangiare carne dopo una settimana d’astinenza, anche questa una piccola soddisfazione. Lo straordinario Amber Fort74078_455604492479_2689889_n non raggiunge i livelli di bellezza di quello di Jodhpur ed anche il centro offre poco oltre ai soliti interessanti spaccati di vita indiana. Qui, oltre alle immancabili mucche, si trova una nutrita colonia di maiali randagi, oltre a cani, cammelli, elefanti e capre. Considerato il degrado ed il disordine visto in Rajasthan, una megalopoli come Delhi può apparire come un luogo37157_455605237479_1949586_n a dir poco particolare nei pensieri prima della partenza. In effetti, mano a mano che ci avviciniamo alla città, il sole splendente che ci ha accompagnato alla partenza si fa sempre più pallido, fino quasi a scomparire dietro una mostruosa cappa d’inquinamento. La città però, almeno nella sua parte nuova, è molto meno caotica di quelle viste prima ed in alcune zone può apparire quasi ordinata. Visitiamo per primo il bellissimo tempio Baha’i a forma di fiore di loto, un luogo dal silenzio surreale in cui si sentono solo i cinguettii degli uccellini che sono riusciti ad infilarsi all’intern67511_455605777479_6138434_no. Uno dei rari luoghi di pace nel caos indiano. Per tornare nel caos basta abbandonare Nuova Delhi e tuffarsi nella parte vecchia della città. Attorno all’immancabile forte rosso la vita di uomini ed animali va avanti in un pittoresco delirio a cui ormai siamo assuefatti. Una bellissima moschea fronteggia il forte, ma la salita al minareto è una delusione, visto che il panorama non va oltre il mezzo chilometro a causa 69865_455606782479_3718066_ndello smog. La zona centrale offre anche un labirinto di stradine colme di vita ed attività di ogni genere. Il giorno seguente partiamo per Agra, finalmente su una strada a quattro corsie dove comunque non mancano gli attraversamenti di bovini vari. Agra è una città che se non avesse il Taj Mahal sarebbe una delle tante metropoli dimenticate dell’india. E’ davvero brutta, sporca e polverosa, con un agghiacciante fiume dalle acque di colore quasi nero che la attraversa. Ma qui c’è il Taj Mahal, uno dei monumenti più famosi del mondo ed73626_455607277479_6979038_n una delle sette meraviglie del mondo moderno. Appena arrivati lo vediamo dall’altra parte del fiume, e spicca il contrasto tra un palazzo così meraviglioso ed il degrado del fiume e delle zone intorno. Il giorno dopo all’alba siamo di fronte a questa meraviglia dedicata all’amore. Il palazzo è veramente spettacolare, e nonostante sia un’immagine vista e rivista su migliaia di foto e cartoline, colpisce per la sua imponente bellezza. 73452_455609977479_5884045_nLa luce dell’alba colora di rosa il complesso, che cambia tonalità di bianco durante l’arco della giornata. Sembra incredibile trovare un palazzo di tale ricchezza nel mezzo di una situazione di estrema difficoltà. Fuori la città ci accoglie in tutto il suo squallore; qua la gente è più inospitale, abituata a vedere il turista come un portafogli che cammina. Solo Couchsurfing riesce a regalarci una bella serata con gente del posto in un bel bar sul tetto di un palazzo. Dopo quasi tre settimane in India e un livello di meraviglia di fronte alle stranezze in forte calo, questo 69828_455613042479_3513746_npaese comincia a mostrare il suo lato peggiore, quello sporco, stressante, degradato, fallimentare. Dopo una sosta tecnica nell’anonima Lucknow raggiungiamo Varanasi, città sacra degli induisti sul Gange. Credo ci vogliano almeno due settimane di ambientamento in India prima di affrontare un luogo come Varanasi. Questa città unica è un concentrato di tutto quello che abbiamo visto finora, un luogo che 67235_455614807479_5045113_nnon da’ tregua in quanto ad emozioni, magico in ogni angolo. Si comincia con un giro in barca sul Gange all’alba, lungo i templi che costeggiano il fiume. Nelle sacre e putride acque del Gange, dove cadaveri di  animali (e a volte persone) galleggiano lungo la corrente, centinaia di persone si bagnano e si purificano in un atmosfera assolutamente indescrivibile. I templi colorati fanno da cornice al grande fiume fino al nostro sbarco nella zona in cui bruciano i corpi dei defunti prima di gettare le ceneri nell’acqua. Qui un macabro odore simile a quello di un barbecue ci accompagna mentre passeggiamo nei i vicoli tra mucche sacre e persone intente a trasportare cadaveri su precarie barelle. Si ha la sensazione della nullità che71918_455615622479_1451597_n viene data alla vita umana; e come potrebbe essere altrimenti in un paese come l’India. Passando accanto ad un branco di cani randagi che sbrana una mucca morente in un vicolo in pieno centro, raggiungiamo il bar di un ostello su una bella terrazza panoramica. E’ fantastico osservare dall’alto la vita di Varanasi, con i suoi colori, le attività e le centinaia di aquiloni colorati che sorvolano i tetti. Una delle giornate più intense di tutto il viaggio si conclude dove era iniziata, in riva al Gange, con i riti del tramonto che animano le banchine. La nostra ultima tappa indian74529_455616507479_3657112_na non poteva essere più azzeccata, Varanasi è stupefacente, scioccante, devastante, da sola vale un intero viaggio. Ora ci dirigiamo verso Nord e le alte vette del Nepal, lasciandoci alle spalle un paese che abbiamo amato ed odiato. Se nel viaggio si cerca il diverso, l’emozionante nel bene o nel male, nessun paese al mondo vale l’India. Sensazioni fortissime ad ogni passo, un mix di colori, odori, vite senza uguali. L’idea che mi ha lasciato questo paese è quella di un completo e totale fallimento dell’umanità, una società malata schiacciata nell’ignoranza e in assurde regole religiose. Una sovrappopolazione incontrollata ed un inquinamento devastante regnano in ogni luogo e rendono invivibili le città. Credo che solo chi, come noi, sa che se ne andrà presto, possa soffermarsi ad apprezzare i lati positivi di un paese così palesemente negativo. Una popolazione non particolarmente ospitale se non a scopo di guadagno contribuisce a rafforzare quest’ idea. L’India va vista, nel bene e nel male, semplicemente perchè è il viaggio più forte che ci sia.

PARTE 4: VARANASI – CALCUTTA

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ATTRAZIONI PRINCIPALI: CHITWAN NATIONAL PARK, POKHARA, HIMALAYA, KATHMANDU, CALCUTTA

PERIODO MIGLIORE: NOVEMBRE – APRILE

Nepal

 Ci dirigiamo verso Nord dopo l’indigestione di Varanasi, dopo tre settimane in India durante le quali ne abbiamo viste di tutte 73970_466104862479_7635714_ni colori. Direzione Nepal, un piccolo paese schiacciato tra due giganti come Cina e India, dove le vette più alte del mondo dominano le rigogliose pianure a Sud. Dopo il solito interminabile viaggio attraversiamo il confine nei pressi di Lumbini, luogo natale di Budda, ma non vedremo molto di questa località a causa del poco tempo a disposizione. Sembra incredibile, ma siamo pochi chilometri oltre il confine e già sembra un altro mondo; non ci sono più i rumori continui e trapananti dell’India, l’atmosfera è più rilassata149562_466110602479_7573627_n e la gente più cordiale e socievole. Non ho mai apprezzato il silenzio come quel giorno a Lumbini. Ripartiamo presto per raggiungere il Chitwan National Park, una zona pianeggiante nel Sud del paese dove è possibile osservare rinoceronti, elefanti ed innumerevoli altri animali in uno scenario fantastico. Durante il viaggio scorrono paesaggi verdissimi, pieni di foreste, grandi campi coltivati e piccoli villaggi di contadini. Sistemati in un bellissimo lodge tra natura e villaggi locali, partiamo alla scoperta del parco, un posto veramente bello, dove la vita scorre lenta per le persone e per gli animali.155000_466114407479_5121852_n Non è difficile avvistare i rinoceronti, intenti a bagnarsi nel fiume ed evidentemente abituati alla presenza dei visitatori. Il momento più emozionante è però l’incontro notturno con un enorme branco di cervi selvatici, neanche troppo infastiditi dai fari della jeep. Il giorno dopo iniziamo a navigare il fiume a bordo di piccole canoe sotto una pioggia battente, passando non lontano da piccoli alligatori che aspettano con calma accanto alla riva. Una volta scesi ci avventuriamo a piedi nella foresta155000_466114412479_4876156_n dove, tra le foglie bagnate, si annidano animali che diventeranno un incubo per tutto il resto della giornata. Piccole sanguisughe simili a lumache cominciano ad attaccarci con una voracità spaventosa, subdolamente, senza farsi notare. Dopo un’ora di cammino ne abbiamo almeno una decina a testa, sulle caviglie e sul corpo. Rientriamo con i vestiti insanguinati nea155000_466114422479_2150730_nnche fossimo andati a fare la guerra. Fortunatamente non sono pericolose nè infette, e una volta staccate con un po di sale lasciano solo un piccolo segno rossastro. L’escursione a dorso degli elefanti del pomeriggio è meno movimentata ma comunque interessantissima, e ci permette di inoltrarci nella foresta con maggiore tranquillità. Il nostro76882_469573632479_3962172_n soggiorno a Chitwan tra terrore e meraviglia si conclude con una bella festa nel lodge, un po’ turistica ma decisamente apprezzabile. I paesaggi che attraversiamo durante il viaggio per Pokhara sono a dir poco meravigliosi. Le pianure lasciano presto spazio alle scoscese montagne che fanno da preludio all’ Himalaya, la strada risale le valli di grandi ed impetuosi fiumi che scorrono tutti verso lo stesso destino: il putrido Gange. Scenari in cui l’imponente155190_469574072479_1625383_n natura la fa da padrona, lasciando spazio soltanto a piccoli villaggi perfettamente inseriti nell’ambiente circostante. Pokhara è la porta d’accesso ad alcune delle vette più spettacolari dell’ Himalaya, ed è situata sulle sponde di un magnifico lago tra le montagne. La zona turistica è un po’ commerciale ma basta allontanarsi un po’ per immergersi in ambienti che lasciano senza fiato. Per questo affittare uno scooter non proprio da rally ed esplorare a casaccio77151_469576187479_6429637_n è una delle scelte più azzeccate che si possano fare in questa zona. Percorrendo gli sterrati che circondano il lago si attraversano splendidi villaggi immersi nel verde, mentre risalendo le montagne si ammirano panorami che fanno riflettere sulla bellezza del mondo. In due giorni percorro più di 250 chilometri di stradine, continuamente preso dal desiderio di scoprire cosa c’è più avanti. In città ci sono ottimi ristoranti e tanti locali notturni frequentati da viaggiatori di ogni parte del mondo. Si potrebbero passare settimane persi in questo paradiso, tra relax e scoperte sempre nuove. Quando a malincuore ripartiamo, le nubi si diradano e scoprono le vette dell’ Annapurna, che da oltre 8000 metri dominano il mondo. La strada 148501_469577992479_5378188_nche collega Pokhara a Kathmandu è una piacevole agonia. Ci vogliono più di 10 ore per percorrere i 200 chilometri scarsi che ci separano dalla capitale nepalese. Gli scenari sono fantastici come al solito, ma i passaggi sul bordo di profondi precipizi mettono davvero paura. Kathamandu è un’ inquinatissima metropoli sdraiata su una grande valle tra le montagne, dove l’aria pura respirata finora diventa un lontano ricordo. Alloggiamo nel Thamel, un quartiere interamente dedicato al turismo con infiniti negozi, ristoranti e bar non sempre piacevoli. In questo luogo regna un’149575_469579877479_3713048_natmosfera estremamente socievole tra i viaggiatori e non è difficile ritrovarsi in un reggae bar a fumare marijuana in compagnia di una decina di persone provenienti da ogni angolo del pianeta. Sarà così che trascorrerò le serate di Kathmandu, con gli immancabili black out che ogni tanto contribuiscono a movimentare la situazione. Dalla terrazza dell’hotel si vede tutta la città, un disordinato agglomerato di case che si spinge fino alle pendici delle alte montagne in lontananza. Visitiamo il Monkey Temple, un complesso di edifici sacri letteralmente colonizzato dalle scimmie, presenze dapprima simpatiche poi fastidiosa data l’assoluta assenza di timore reverenziale148306_469581072479_845142_n nei confronti delle persone. A Boudhnanath c’è un’enorme pagoda buddista a forma di cupola, munita di occhi colorati che guardano dall’alto in tutte le direzioni. La città di Patan sorge attaccata a Kathmandu, ed è probabilmente il luogo più interessante da visitare in tutta la vallata. Perdersi tra le stradine del centro tra le innumerevoli strutture a piramidi sovrapposte è un esperienza veramente fantastica. Degna di nota è anche la zona che circonda Durban Square, il centro storico di Kathmandu, raggiungibile a piedi da Thamel e ricco 73938_469581612479_3308639_ndi pagode e scorci molto pittoreschi. Non si può dire che Kathmandu sia una città stupenda, ma conserva un’atmosfera magica da “Mecca” dei viaggiatori, è speciale, e sotto molti aspetti anche bella e piacevole, una tappa fondamentale del viaggio. Da Kathmandu dobbiamo scendere verso Hetauda e le pianure del Sud, dove ci aspetta la strada per Calcutta, meta finale di questa parte del viaggio. I 130 chilometri che separano le due città, percorsi in una giornata estremamente limpida, sono uno spettacolo149213_469582482479_1307305_n mozzafiato. Nonostante la precarietà delle strade sono 10 ore di puro godimento, con panorami indescrivibili che si aprono ad ogni curva. Le vette innevate dell’Himalaya sono nitide dietro alle prime montagne colorate di verde e giallo, punteggiate di minuscoli villaggi persi nel tempo. La discesa a valle ci porta nel mezzo di una giungla tropicale con tanto di nebbiolina da umidità in uno scenario completamente nuovo nel giro di pochi chilometri. Hetauda è una cittadina76338_466100487479_4334999_nche non offre nulla di speciale, ma spesso il viaggio conta più della destinazione, così ci sistemiamo nell’hotel stile “Shining” felici per le meraviglie che abbiamo ammirato. Il viaggio seguente ci riporta in India, non una prospettiva particolarmente interessante visto che si tratta di tappe tecniche in vista di Calcutta e dell’aereo per la Thailandia. Siliguri, città di confine è la prima sosta, Maldah la seconda, due città orrende dove tutto il brutto della società indiana si manifesta apertamente. L’unico momento degno di nota è l’attraversamento del Gange, in una zona vicina alla foce dove il fiume è veramente immenso. Si fa fatica a scorgere l’altra sponda e sotto il pon76338_466100472479_5923853_nte l’acqua scorre impetuosa con il suo carico di inquinamento, diretta senza sosta in Bangladesh, dove si unirà con un altro mostro come il Bramaputhra prima di riversare miliardi di tonnellate di veleno nel mare delle Andamane. Calcutta è immensa, una delle più grandi megalopoli del mondo. Non si può certo definire una bella città ma il centro può risultare gradevole, ed è un luogo quasi adatto per passeggiare. Un bel parco lungo il fiume è un ottimo posto per fuggire dal caos della città. Domani un aereo ci porterà in Thailandia, un altro mondo, forse l’occasione per un po’ di relax. In testa abbiamo i ricordi del Nepal, uno dei paesi più belli del mondo, dove la natura si offre in tutta la sua magnificenza. In quale altro luogo si può passare dalla pianura a vette che superano gli 8000 metri nel giro di 100 chilometri? Fiumi, laghi, cascate, foreste, una varietà di paesaggi sconcertante ed un popolo ospitale, un ricordo meraviglioso che non se ne andrà mai.

PARTE 5: BANGKOK – BALI

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ATTRAZIONI PRINCIPALI: KOH SAMUI, KOH PANGAN, PENANG, KUALA LUMPUR, MALACCA, PALEMBANG, PANDANGARAN, BOROBUDUR, YOGYAKARTA, MONTE BROMO, BALI

PERIODO MIGLIORE: QUANDO SEI FORTUNATO

Indonesia

 Dopo il meraviglioso Nepal ed un nuovo assaggio d’India ci dirigiamo verso l’aeroporto di Calcutta, da dove voleremo destinazione Thailandia ed il Sud-Est asiatico. Ci vuole proprio una bella pausa relax, così decido di saltare Bangkok e dirigermi direttamente verso le spiagge del mar di Thailandia, dove il viaggio si trasformerà in vacanza per una155329_475354532479_5896798_n settimana in compagnia di una parte del gruppo. Atterriamo nel piccolo aeroporto di Koh Samui in serata ed in men che non si dica raggiungiamo il super-sociale Backpacker hostel di Chaweng. La zona è commerciale, anche se non particolarmente affollata per colpa del monsone in avvicinamento. In effetti novembre non è il mese ideale per farsi un po’ di mare da queste parti, ed il cielo non promette niente di buono. Un luogo così turistico non è esattamente il concetto ideale di viaggio, ma sarei un ipocrita se148631_475355287479_2959754_n dicessi di non essermi goduto comodità e divertimento facile facile. Dopo un paio di divertentissimi giorni con annesse serate alcoliche a Chaweng, mi dirigo in solitaria verso Koh Pangan, isola vicina più piccola e famosa per gli sfrenati Full Moon Party, enormi feste in spiaggia con migliaia di persone in dubbio stato di lucidità. Durante i miei due giorni di permanen154114_475355047479_3262031_nza invece si svolgerà l’ Half Moon Party, festa più piccola e meno famosa a base di musica techno e pitture fofsorescenti nel bel mezzo della fitta foresta dell’isola. I 30 minuti di traghetto che separano le isole sono un incubo; il mare è in tempesta ed onde enormi sballonzolano qua e là il piccolo aliscafo, con diversi passe155075_475356852479_6724495_nggeri che hanno bisogno delle buste per il mal di mare. Il Munchies Resort ripaga di qualsiasi sforzo. Il mio bungalow direttamente sulla spiaggia bianca è circondato da cinque casette simili ed un bar-ristorante costruito su una palafitta sul mare. Un paradiso vero! Come se non bastasse, vengo accolto con una bella cannetta preparata appositamente per il mio arrivo, che mi viene consegnata ancor prima delle chiavi della stanza. Dopo una giornata di relax quasi vergognoso decido di affittare uno scooter per esplorare l’isola. Scopro che, nonostante Koh148836_475357142479_7797419_n Pangan sia un luogo estremamente turistico, non è difficile imbattersi in luoghi da sogno, spiagge deserte, villaggi tipici e strade sterrate che attraversano la giungla. Dopo una giornata così intensa non resta che buttarsi nel delirio dell’ Half Moon Party. L’ambientazione nella giungla è stupenda, la musica discutibile, l’atmosfera divertentissima con gente proveniente da tutto il mondo. Un bagno all’alba e un po’ di meritato riposo, devo tornare a Koh Samui ed incontrare il resto del gruppo. Per fortuna stavolta il mare è più clemente, anche perchè con l’alcol della sera precedente in corpo, la sopravvivenza sarebbe stata a 156843_475357352479_4410454_nrischio. Inizia a piovere quando raggiungo il resort sul mare di Koh Pangan, non smetterà per tutti e 4 i giorni di permanenza. Ritrovarsi nel mezzo del monsone ci fa capire che le piogge a cui siamo abituati non sono che piccole docce fredde; giorni interi di pioggia incessante trasformano le strade di Koh Samui in fiumi, mentre il mare in tempesta rovescia su quello che resta della spiaggia relitti di ogni tipo. La situazione non è comunque pericolosa e riusciamo a goderci pigre giornate di relax, tra cui la festa per il mio ventisettesimo compleanno. Ci dicono che qui ogni anno è così ed in effetti di 148687_475358212479_2605216_ngente preoccupata per gli edifici allagati ne vediamo davvero poca. Ci sono persino dei temerari turisti che, birra alla mano, galleggiano sulle strade allagate con dei materassini gonfiabili. Passata la tempesta, riprendiamo il viaggio verso sud, con una grande nave che ci riporta sulla terraferma presso il porto di Don Sak. Dopo una notte nell’ allagata città di confine di Hat Yay, ci trasferiamo in Malesia, paese che attraverseremo velocemente prima di tuffarci nel meraviglioso arcipelago indonesiano. Anche in Malesia i segni delle alluvioni sono evidenti, ma si nota la predisposizione mentale di chi è abituato a certi eventi atmosferici. La nostra prima tappa malese è la città di Penang, costruita su un’isola sul mare delle Andamane collegata con un futuristico ponte sospeso. Abbiamo poco tempo per esplorarla, e la zona dove alloggiamo è un concentrato non proprio affascinante di edifici moderni e centri commerciali. Il giorno seguente, una sosta nella capitale Kuala Lumpu155519_475358657479_5862347_nr ci permette di ammirare le spettacolari Petronas Towers, che sono state a lungo gli edifici più alti del mondo. Un po’ a malincuore proseguiamo il nostro viaggio verso Malacca, anche se più avanti scoprirò che la capitale malese non ha molto da offrire oltre agli imponenti edifici moderni del distretto finanziario. Malacca invece è una bella cittadina, strategicamente importante per il dominio dello stretto che separa il continente dall’enorme isola di Sumatra. Il lungofiume è estremamente pittoresco, e conduce ad un animato centro storico pieno di bancarelle, bar e ristoranti frequentati da locali e viaggiatori stranieri. Tre 148392_475359277479_5497796_nore di traghetto sulle acque marroni dello stretto separano Malesia e Indonesia, raggiunta attraversando insenature completamente avvolte in fittissime foreste di mangrovie. A Sumatra ci attendono lunghi spostamenti e soste brevi, peccato perchè quest’isola meriterebbe una visita più approfondita. Pernottiamo prima a Pekambaru e poi a Jambi, due anonime città nel cuore di Sumatra. Sono i paesaggi che scorrono dal finestrino ad emozionare, la natura esplosiva dell’isola è fantastica, anche 156373_475359567479_8173565_nse il disboscamento dissennato ha distrutto enormi aree di foresta. Ogni fiume che attraversiamo è punteggiato di palafitte, mentre i villaggi sono rari e composti da piccoli agglomerati di capanne. Con questi paesaggi persino viaggi di 18 ore scorrono senza particolari problemi. Palembang è una grande città sulle sponde del fiume Moesi, uno dei più importanti dell’isola. Apparentemente sembra un luogo come tanti altri, ma si rivelerà una delle tappe più interessanti di154975_475359907479_914165_n tutto il viaggio. Non esiste molto turismo da queste parti, e camminando verso il fiume ci si addentra in atmosfere autentiche di un paese così diverso. Nel caotico mercato si vende di tutto, dalla frutta più strana ad intere colonie di pipistrelli giganti, la cui carne pare che sia una prelibatezza con effetti benefici per alcune malattie. La gente è felice di accoglierci e mo162699_475359982479_3855773_nstrarci la propria attività, mentre i bambini cominciano a seguirci incuriositi da persone provenienti da posti lontani. Lungo il fiume sono ormeggiate innumerevoli barche colorate, che si scambiano merci o semplicemente parole in un rito quotidiano che va avanti da decenni. Dall’altra parte del fiume si trova un quartiere completamente costruito su palafitte, collegate da canali e ponticelli155867_475358962479_414328_n, una specie di Venezia fatta di baracche. Una partita a calcio con una cinquantina di bambini è il giusto epilogo di una giornata meravigliosa, vissuta grazie alla curiosità ed allo spirito di esplorazione. Bandar Lampung è l’ultima tappa di Sumatra, caratterizzata dall’attraversamento dell’ equatore e conseguente ingresso nell’ emisfero australe. Dalla nave che ci porta a Java ammiriamo paesaggi incredibili su un mare da sogno di colore azzurro chiaro, costellato di isolette e caratterizzato dall’imponente presenza sullo sfondo del vulcano Krakatoa con la sua colonna di fumo grigio. In Indonesia ci sono innumerevoli vulcani attivi, ma quello155223_475360832479_213111_n che ci preoccupa di più è il Merapi, ancora in eruzione dopo aver causato oltre 200 vittime nella zona centrale di Java. Attraversiamo la sterminata capitale Jakarta prima di raggiungere Bandung, dove pernotteremo in attesa di ripartire verso luoghi più piacevole. La differenza tra Sumatra e Java è più che evidente, dalle foreste sterminate passiamo ad una delle aree più densamente popolate del mondo, con i palazzi che sostituiscono gli alberi lungo le case. Per raggiungere la località di mare di Pandangaran si attraversano verdissime terrazze coltivate a riso, che156275_475361512479_2954796_n formano paesaggi fantastici sulle colline dell’isola. La città con la sua grande spiaggia sull’oceano indiano è una destinazione popolare tra i turisti locali, per motivi geografici più che per la sua particolare bellezza. Nonostante siamo lontani dai paradisi thailandesi, due giorni qua sembrano un sogno dopo i lunghi viaggi appena affrontati. Tanti bagni, un po’ di divertimento con le onde, grandi abbuffate di pesce e soprattutto niente spostamenti, fanno di questa città con la sua spiaggia nera uno dei ricordi più piacevoli del soggiorno 58086_475362037479_6712777_nindonesiano. L’eruzione del Merapi ci costringe a soggiornare nella città di Solo invece che Yogyakarta. La vista del vulcano con la sua spaventosa colonna di fumo fa davvero impressione, ed è un’altra dimostrazione dell’inarrestabile forza della natura. Dedichiamo un’ intera giornata alla visita di Yogyakarta e del sito archeologico di Borobudur, uno dei più importanti dell’ Indonesia. I campi ed i villaggi sepolti sotto uno spesso strato di cenere sono uno spettacolo spettrale difficile da dimenticare, in un grigio che è l’unico colore presente per chilometri. Anche150803_475362317479_728590_n il Borobudur è coperto dalla cenere, e noi siamo i primi visitatori a cui è permesso entrare dopo l’eruzione. Il tempio principale è imponente ma di questa giornata resteranno a tutti soprattutto le immagini della devastazione del Merapi ed i tetri scenari di un mondo di cenere. La nostra prossima destinazione è, manco a dirlo, un vulcano, il Monte Bromo, situato nella parte orientale di Java. Un forte nubifragio ci accompagna nella salita al bordo della caldera, ma una volta in cima, il cielo si apre come un sipario,63668_475362872479_2610245_n ed il monte ci offre uno spettacolo mozzafiato. Il cono attivo, fumante, si trova nel mezzo di un altopiano di roccia nera circondato da rocce a strapiombo, con altri coni spenti a fargli compagnia. E’ difficile descrivere un tale spettacolo, uno dei luoghi più incredibili che ho avuto la fortuna di vedere. Nel pomeriggio ci avventuriamo a piedi fino alla cima del cratere attivo, dalla quale si vede il magma gorgogliante sgorgare dalle viscere della terra, uno spettacolo talmente impressionante da spaventarci e costringerci ad una ritirata nella sicurezza dell’ albergo. Sveglia alle 3 del mattino per osservare l’alba dal punto panoramico. Attraversiamo in jeep l’ enorme caldera,63623_475363577479_5554565_n immersi nella fitta nebbia mattutina che si dirada mano a mano che saliamo verso la nostra destinazione. Non dimenticherò mai lo spettacolo dell’alba sul Monte Bromo, la caldera coperta di nebbia, gli enormi coni vulcanici, il fumo, il rosso della luce del sole che illumina le foreste tutt’intorno, quel panorama ineguagliabile che da solo34796_475363167479_6401040_n vale un viaggio intero. Un motorino a 4 marce affittato in hotel mi permette di esplorare in lungo ed in largo la caldera, in un vero e proprio rally del vulcano. Le piste tracciate dai pneumatici delle jeep sono le uniche tracce che si possono seguire, mentre tutto il resto è sabbia nera e cespugli. Dopo un’interminabile esplorazione ed una serie di cadute difficili da contare finisce una giornata meravigliosa in un luogo in cui la natura ha dipinto un vero e proprio capolavoro. Si riparte e, dopo un’altra splendida traversata in traghetto, eccoci sull’isola di Bali, senza dubbio la più frequentata di tutta154606_475364567479_6867613_n l’ Indonesia. Prima di raggiungere l’affollata e turistica località di Kuta, ci rendiamo conto dell’incredibile varietà di paesaggi che rende Bali un luogo adatto per qualsiasi tipo di viaggiatore. Kuta è una località turistica della peggior specie, dove innumerevoli turisti soprattutto australiani arrivano per comportarsi come animali approfittando della quasi totale assenza di regole. Gli abitanti del luogo, oltre a fare soldi a palate con attività legali, sono bravissimi ad organizzare piccole truffe, soprattutto nei cambia valuta. L’unico modo per godersi questa località è adattarsi alla vita sfrenata e approfittare delle belle spiagge popolate da innumerevoli surfisti. Noleggiare uno scooter invece non è stata una grande idea, visto che le mie esplorazioni vengono scoraggiate da strade pericolosissime ed estremamente trafficate e dai poliziotti che mi spillano venti dollari senza apparente motivo. Una volta evitata la truffa al cambio riesco almeno a raggiungere alcune belle spiagge selvagge nel sud dell’ isola, prima di abbandonare ogni velleità di esplorazione. In realtà di cose da vedere ce ne sa155243_475364622479_5972063_nrebbero eccome, ma bisogna prima riuscire ad allontanarsi dal capoluogo Denpasar ed addentrarsi nella Bali più selvaggia. La vita notturna va vissuta per quella che è, con fiumi di alcol e discoteche commerciali disseminate un po’ ovunque. Nonostante Kuta sia un posto pessimo, passo tre giorni all’insegna di mare e divertimento estremo, utili per affrontare l’ultima tappa di questa meravigliosa avventura, l’Australia. Questa parte  del viaggio, caratterizzata dal confronto diretto con disastri naturali, mi ha permesso di scoprire un paese straordinario: l’ Indonesia. Un’ arcipelago sconfinato, di cui ho visto solo una piccola parte, una terra di fuoco, di vulcani, ma anche di spiagge meravigliose, pittoreschi villaggi, foreste incontaminate, verdi risaie e luoghi di perdizione e divertimento. L’ Indonesia ne ha per tutti ma non basterebbe un’ intera vita per esplorarla, è un mondo pieno di sfumature nel mezzo dell’ Oceano Indiano.

PARTE 6: DARWIN – SYDNEY

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ATTRAZIONI PRINCIPALI: KAKADU NP, KATHERINE’ GORGES, DALY WATERS, ALICE SPRINGS, KING CANYON, AYERS ROCK, THE OLGAS, COOBER PEDY, ADELAIDE, SYDNEY

PERIODO MIGLIORE: MARZO – NOVEMBRE

australia

L’ultima tappa del viaggio è il continente Australiano, una terra lontana, affascinante, grande il doppio dell’intera Europa ma popolata1919434_500295717479_2585178_n da un terzo degli abitanti dell’ Italia. Atterriamo a Darwin dopo l’ultima giornata di spiaggia a Bali e ci tuffiamo in un mondo che da subito appare completamente diverso. Darwin è una piccola città all’estremo nord dell’isola, che se non rappresentasse il principale punto di accesso all’Australia settentrionale, non meriterebbe nemmeno di essere menzionata nei depliant turistici. Non c’è assolutamente niente di interessante, solo una scacchiera di strade, qualche parco ben tenuto e un caldo umido opprimente. Il mare è 162885_500296007479_345283_ninfestato da meduse mortali e coccodrilli di acqua salata, così per refrigerarsi un po’ bisogna accontentarsi della piscina dell’ostello o di una piccola baia recintata affollata di bagnanti. Due giorni qua scorrono in un relax che diventa quasi noia, allietati solo dalle splendide bistecche australiane e qualche birra gelata. Iniziamo il nostro lunghissimo viaggio verso Sydney dal Kakadu National park, una zona di vaste pianure verdi e basse montagne rocciose, terra abitata dagli Aborigeni da tempo immemore. La cosa più bella è senza dubbio il punto panoramico, da cui si gode di una vista fantastica167108_500296182479_3483884_n sulle infinite pianure australiane. Durante la notte assistiamo ad uno degli spettacoli naturali che caratterizzano questa zona, una tempesta di fulmini. Il cielo si illumina di continuo per più di un’ora, e l’aria trema per i tuoni che seguono le saette nell’ennesima dimostrazione di forza naturale di questo viaggio. I paesaggi incontaminati sono i protagonisti anche della giornata seguente,164877_500296472479_6682389_n resa piacevole da diversi bagni rinfrescanti in altrettante pozze naturali prima dell’ arrivo nella sperduta località di Katherine. Si tratta di uno degli ultimi villaggi che si incontrano prima delle migliaia di chilometri di rettilineo della Stewart Highway, che attraversa l’Australia da Nord a Sud. Ma Katherine è famosa soprattutto per le sue impressionanti gole, scavate nella roccia dal fiume in secoli di erosione e raggiungibili con un breve trekking. I panorami sono spettacolari e ci165143_500296717479_2342335_n scappa pure un altro agognato bagno in una pozza d’acqua cristallina. Finora l’ Australia ci ha regalato bei paesaggi, ma gli animali, frutto di un’evoluzione separata dal resto del mondo, sono stati l’elemento più affascinante del viaggio. Abbiamo visto coccodrilli, rane dai colori surreali, lucertole preistoriche, uccelli di ogni tipo, insetti incredibili, termitai di sei metri, oltre agli immancab163694_500296797479_4621540_nili canguri in tutte le loro razze. Non è difficile imbattersi in creature aliene qua, anche senza volerlo. Dopo una giornata dedicata all’ esplorazione delle Katherine’s Gorge ci trasferiamo a Daly Waters, un accampamento sperduto che è stato trasformato dai suoi 29 abitanti in un popolare punto di sosta lungo l’ infinita Stewart Highway. Pernottare qua è un’esperienza splendida, anche se la 163713_500296892479_1430973_nconnotazione turistica del luogo è evidente. Il pub si anima tutta la notte con i viaggiatori che si uniscono in un’atmosfera intima e piacevole, sotto l’incredibile cielo stellato dell’ outback australiano. Una volta spenta la musica, i pavimenti si trasformano in comodi letti grazie a materassi e sacchi a pelo e la notte in questo ambiente speciale si conclude con una bella dormita. Cominciamo a renderci conto veramente dell’immensità dell’ Australia quando il nostro autista ci annuncia i 1000 chilometri 163681_500297292479_919719_nche percorreremo in giornata per raggiungere Alice Springs. I paesaggi sono ormai desertici, una pianura infinita di terra arancione punteggiata di piccoli arbusti, fino a perdita d’occhio. In 1000 chilometri di strada non incontriamo nemmeno una curva, ed incrociamo i caratteristici “road train”, camion a tre o quattro vagoni che viaggiano spediti verso destinazioni lontane. Il cielo, punteggiato di nuvolette, appare stranamente vicino ed immenso, come se si fosse schiacciati in una piccola fessura tra l’azzurro e l’arancione. Luoghi per fermarsi e rifocillarsi ce ne sono pochi, ed165617_500297397479_7362394_n è consigliabile riempire bene il serbatoio della macchina prima di avventurarsi in queste zone. L’unica sosta degna di nota è quella a Devil’s Marbles, un agglomerato di strane rocce quasi sferiche che si erge in modo inspiegabile dal deserto. Alice Springs è un’ altra cittadina anonima ma la sua collocazione nel mezzo del continente la rende un luogo di sosta obbligato per chiunque percorra questa interminabile strada. E’ comunque bello incontrarsi qui con altri viaggiatori e condividere la cucina dell’ostello prima di godersi qualche bir163256_500298467479_7778708_nra in terrazza. Ci vuole quasi tutto il giorno per raggiungere la zona del King’s Canyon, nel mezzo del deserto, dove non ci resta che goderci l’atmosfera del campeggio sotto un cielo indescrivibile, così pieno di stelle da rivelare galassie che vanno oltre la nostra. Ci sono anche dei Dingo che vagano per la zona in cerca di cibo, animali che è meglio non avvicinare troppo per non farli diventare aggressivi. La passeggiata per raggiungerlo è spettacolare quasi quanto il canyon stesso, tra pietre levigate e paesaggi dalle sfumature incredibili si può finire la memoria della macchina fotografica. Ma un po’ di spazio bisogna lasciarlo per forza per documentare168193_500300592479_7643794_n l’imponenza delle pareti rocciose che si innalzano per decine di metri a picco sulla foresta che circonda il minuscolo corso d’acqua che percorre la valle. Lungo il cammino che prosegue fino al fondo del King’s Canyon si incontrano facilmente lucertole di ogni forma e colore, in uno scenario che sembra davvero perfetto. Nel pomeriggio ci dirigiamo verso uno dei luoghi più fotografati del mondo, l’ Ayers Rock, uno straordinario monolite che si innalza per 350 metri di altezza dalle sterminate pianure, quasi fosse stato messo la da qualche dio ancestrale, un po’ come credono gli aborigeni.165381_500299237479_7479932_n La sagoma si scorge da decine di chilometri di distanza e diventa sempre più imponente mano a mano che ci avviciniamo al camping dove pernotteremo prima di affrontare la visita del gigante. Un luogo così va visto in tutta la sua bellezza, così ci dirigiamo ancor prima dell’ alba al punto d’osservazione, dove ci accoglie un ingente numero di turisti con la nostra stessa idea. E’ incredibile osservare come questa montagna cambi innumerevoli tonalità nel giro di un’ ora, nascosto e poi illuminato dal forte sole australiano. Dal marrone  che lo colora durante la notte, l’ Ayers Rock passa ad un163847_500299782479_5099352_n rosso acceso quando il sole appare all’orizzonte dietro le nostre spalle, per poi diventare arancione sempre più chiaro man mano che la palla incandescente salire nel cielo. Bisogna avvicinarsi per comprendere appieno la grandezza di questa montagna, e percorrere i 10 chilometri di perimetro per osservare i canyon e le straordinarie formazioni rocciose che lo caratterizzano. Purtroppo la scalata alla cim162979_500301062479_2789071_na è interdetta per il troppo caldo ma l’Ayers Rock rimane uno degli spettacoli più meravigliosi che si possano osservare nel nostro pianeta. Nel pomeriggio visitiamo le Olgas, un gruppo di imponenti rocce rossastre nel mezzo del deserto che qualcuno considera ancor più belle dell’ Ayers Rock. Anche qui lo spettacolo è di quelli indimenticabili, di quelli che ti fanno sentire piccolo di fronte all’ immensità delle montagne. Concludiamo la giornata con un brindisi di fronte all’ Ayers Rock a162813_500302597479_6793526_nl tramonto, in un susseguirsi di colori che sembra il rewind dell’ alba. E’ la prima volta che cominciamo a pensare alla fine di questo incredibile viaggio, ed uno scenario così ispiratore fa venir fuori nel gruppo un po’ di malinconia. La giornata è stata così intensa che ne esco con 39 di febbre, niente di grave se non dovessi affrontare 750 km di viaggio la mattina seguente. La destinazione è Coober Pedy, una città nata per ospitare i minatori di Opale, in una zona dal clima torrido e lontanissima da qualsi167950_500302977479_1606075_nasi centro abitato. La maggior parte delle case si trova sottoterra per sfuggire al caldo e le camere dell’ ostello che ci ospita non fanno eccezione. Coober Pedy è surreale, una vera città fantasma da film, un’ altra esperienza affascinante da fare in Australia. Ripartiamo, e finalmente cominciamo ad intravedere la fine del deserto. Dopo una sosta per osservare una gigantesca distesa di sale ed il superamento del tropico del Capricorno raggiungiamo il sud dell’ Australia, e i villaggi si fanno via via più frequenti lungo la strada per Adelaide. Per circa 200 chilometri attraversiamo uno sciame di locuste degno di una piaga biblica. Una vera e propria nuvola ininterrotta, che ci costringe a soste ogni 10 minuti per pulire il parab164335_500303187479_6529522_nrezza del bus completamente ricoperto dai cadaveri degli insetti. Della ordinata città di Adelaide vediamo ben poco, se non il solito pub per qualche brindisi di fine viaggio. Pernotteremo nella piccola città di Narrandera prima di intraprendere l’ultimo viaggio in bus che ci lascerà a Sydney, destinazione finale del viaggio. Lungo la strada, una sosta presso una pittoresca zona paludosa ci permette di osservare i koala in libertà, anche se gli animali danno tutta165384_500306677479_367205_n l’impressione di essere nutriti dall’ ente per il turismo australiano. Mentre affrontiamo il tragitto per Sydney, la tristezza per la fine di una meravigliosa avventura si mischia con un po’ di inevitabile sollievo per l’idea di non dover affrontare per un po’ lunghi spostamenti. Sydney è 6 volte più estesa di Parigi, così passa più di un’ora tra l’ingresso nella periferia e l’avvistamento della caratteristica Opera House, vera cartolina della città. La serata è la grande festa d’ addio, una sbronza di gruppo meravigliosa, con persone con cu167880_500305492479_300912_ni ho condiviso un viaggio epico di 25.000 chilometri. Non ci resta che salutarci e proseguire ognuno per la sua strada. La mia sarà la Nuova Zelanda, un altro po’ d’ Australia ed una puntatina in Cambogia prima del rientro in Italia. Sydney è una città che si estende lungo una baia meravigliosa, con decine di spiagge splendide, pulita, ordinata ed organizzata, apparentemente perfetta. Ma i lati negativi della città si manifestano giorno dopo giorno, fino a farmi escludere Sydney e tutta l’Australia dai desideri futuri. La mancanza di storia si respira ovunque, per chi è abituato a v179286_10150091951912480_6818951_nivere in un museo come l’Italia è un elemento fondamentale. Le regole sono tantissime, il divertimento controllato e tutto diventa finto e costruito. Il capodanno è l’esempio perfetto per descrivere Sydney e la sua atmosfera. Una giornata fantastica che inizia di pomeriggio in un parco sul mare, unico luogo dove è permesso bere alcolici, tanto per mantenere il centro libero dal disordine. I fuochi d’artificio, i più grandi del mondo sono indescrivibili, ma una volta finiti per le strade l’atmosfera festosa delle città italiane è solo un ricordo. L’ Australia è un po’ tutta così, ama definirsi una delle nazioni più felici del mondo, senza considerare che il benessere non deriva solo da ordine e ottime condizioni economiche. In questo continente ho visto meraviglie naturali indiscutibili ma per tanti motivi non è nella lista dei luoghi dove tornare.

A Sydney si è concluso un viaggio incredibile, un’ esperienza che cambia la vita, a chiunque. Ci sono infiniti modi per affrontarlo, io ho scelto il bus, ho scelto di farlo in 4 mesi, ma potevano essere 4 anni. E’ stato il viaggio dei viaggi, anche se spero di poterne fare altri, il più presto possibile, perchè viaggiare è la cosa più bella del mondo… ed il mondo è  bellissimo!

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