Sei settimane lungo la Panamericana

P1020095

ZONA: AMERICA CENTRALE

DISTANZA PERCORSA: 3000 KM CIRCA

TEMPI: 6 SETTIMANE

MEZZI UTILIZZATI: BUS, BARCHE, AEREI, TAXI

PERNOTTAMENTI: HOTEL, OSTELLI, CAPANNE

ATTRAZIONI PRINCIPALI: PANAMA CITY, ARCIPELAGO SAN BLAS, BOCAS DEL TORO, PUERTO VIEJO DE TALMANCA, VULCANO IRAZU, VULCANO POAS, PARCO ARENAL, JACO, SAN JUAN DEL SUR, ISOLA DI OMETEPE, GRANADA, VULCANO MASAYA, LEON, PLAYA EL TUNCO, ANTIGUA, CHICHICASTENANGO, LAGO ATITLAN, FLORES, TIKAL

PERIODO MIGLIORE: DICEMBRE – APRILE

Map

Lo stretto lembo di terra che congiunge le due Americhe possiede un’incredibile varietà di paesaggi, climi, etnie, culture in un territorio relativamente piccolo occupato da sette paesi dalle identità ben distinte. L’influenza degli Stati Uniti è purtroppo ben visibile, soprattutto negli stati più meridionali, ma ovunque si possono trovare zone ancora salve dalla deturpazione yankee. Le culture precolombiane sopravvivono visibilmente in Guatemala, mentre negli altri paesi si respira un’atmosfera tipica delle colonie dell’ America Latina. Le meraviglie naturalistiche non mancano in una terra vulcanica che divide due oceani, tra alte montagne e spiagge paradisiache. Il viaggio inizia da Miami, punto di transito quasi obbligato per raggiungere la destinazione centramericana. Decidiamo di passare tre giorni in questa grande città situata lungo uno straordinario tratto di costa sull’oceano Atlantico. Le condizioni di sicurezza americane sono, come sempre, illusorie, e la downtown ha un tassoP1000146 di criminalità paragonabile a quello di città come Caracas o Mexico City. E’ il prezzo delle disuguaglianze in un luogo in cui la prima lingua è lo spagnolo e migliaia di americani ostentano la loro ricchezza. Miami Beach, una lingua di terra che si estende per decine di chilometri al di là della baia è una splendida spiaggia infinita di sabbia bianca con immensi alberghi subito a ridosso. Il clima a dicembre è perfetto ed è decisamente piacevole passare qualche giorno qua tra bagni e giri a piedi ed in bicicletta. Mantiene il tipico aspetto alla DisneylandP1000211 delle città vacanziere americane ma è talmente baciata dalla natura da mettere tutto in secondo piano. Miami Beach è collegata al centro da diversi ponti, dai quali si gode di viste spettacolari sulla baia e sulle isole occupate da ville di lusso. La downtown è un agglomerato di grattacieli che si specchia in un mare di un bellissimo celeste chiaro, uno spettacolo decisamente suggestivo. Le distanze qua sono enormi, gli spazi giganteschi e la bicicletta un mezzo appena sufficiente per godersi la città senza perdersi nell’inefficienza dei mezzi pubblici. E’ il mare azzurro da sogno la veraP1000306 bellezza di Miami, abbraccia la città in ogni lato e rende secondario tutto il resto. Il Natale qua è da evitare per chi non ama scenografie kitsch e finto buonismo tipico dell’eccessiva opulenza. Il volo Copa Airlines di 3 ore arriva a Panama City  nel pomeriggio di Santo Stefano. La città è in una fase di sviluppo forsennato grazie al suo ruolo di paradiso fiscale e nuovi grattacieli spuntano continuamente lungo la baia. La parte interna della città varia dallo sporco all’inguardabile al pericoloso e sono davvero poche le zone che mantengono un carattere latino. Il lungomare è bello, vivo ed ordinato ma non sembra di essersi spostati molto dagli Stati Uniti. Il barrio antiguo è una zona di edifici coloniali restaurati che rappresenta la parte storica di Panama City, bella da visitare prima di gustarsi una cena di pesce negli affollati ristorantiP1000251 del porto dei pescatori. Il canale di Panama è una straordinaria opera di ingegneria di inizio novecento che ha cambiato per sempre la storia della navigazione. L’affollato centro visite di Miraflores è un buon luogo per imparare i segreti e la storia del canale che collega i due oceani ed osservare le barche che si sollevano nelle chiuse. L’escursione alle isole San Blas parte alle 5 di mattina dalla città e ci regalerà 3 giorni bellissimi in P1000572un vero paradiso terrestre. Una jeep attraversa per 4 ore montagne ricoperte di foreste prima di raggiungere uno sgangherato porticciolo pieno di barchette colorate e turisti rossastri e nauseati in attesa del loro passaggio. Mezz’ora di navigazione a dir poco movimentata ci porta nella nostra isoletta con villaggio locale dei simpatici Kuna, dove si trova la capanna con amache e letti approssimativi dove passeremo 2 notti. L’arcipelago di San Blas è composto da circP1000502a 400 isolette caraibiche da sogno, alcune abitate dal popolo Kuna, che ha avuto il buon senso di non cedere alle proposte milionarie delle catene alberghiere per mantenere il proprio straordinario patrimonio patrimonio naturalistico e culturale. Stare qua è un sogno, esplorare isolette incontaminate di sabbia bianca, bagnarsi nel’acqua limpida, addentrarsi tra le capanne per osservare la vita locale, brindare a rum caraibico sulla spiaggia di notte davanti al fuoco, dimenticarsi delle scarpe percorrendo le viuzze di sabbia, percepire lo scorrere del tempo solo grazie agli spostamenti del sole. Decisamente uno dei luoghi più straordinari ed emozionanti di tutto il viaggio.Tornare a Panama City, per di più con 39 di febbre da sole dopo il paradiso di San Blas è quantomeno traumatico. Il capodanno a Panama City è una delle scelte più sbagliate che si possano fare. Le strade sono completamente deserte ben prima di mezzanotte, e le feste in perfetto stile americano si svolgono in locali sgargianti e luminosi in cui il “dio denaro” la fa da padrone. Capodanno a parte, la capitale panamense non merita il viaggio, anche se presenta alcune zone piacevoli. Un piccolo aereo ci trasferisce all’arcipelago di Bocas del Toro, nel mar dei Caraibi vicino al confine costaricensP1000544e. Si tratta di un luogo che non merita neanche di essere menzionato dalle guide turistiche. Un finto villaggetto di capanne colorate ospita una comunità di vacanzieri soprattutto nordamericani in un ambiente di nauseante finta libertà. Neanche la natura salva questo luogo, visto che le spiagge sono quasi inesistenti ed i paesaggi niente di eccezionale. Il nostro soggiorno panamense finisce qui, e ci trasferiamo via terra in Costa Rica, a Puerto Viejo de Talamanca, dopo l’attraversamento a piedi del grande fiume che divide i due paesi. La pioggia battente di certo non aiuta a godersi i luoghi ma non è difficile accorgersi delle poche differenze tra le due località balneari. Puerto Viejo è la tipica località hippye-commerciale, con bar e locali in stile jamaicano ma prezzi e musica da fare concorrenza agli P1000683Stati Uniti. Le spiagge sono mangiate dalle grandi onde, che numerosi surfisti cercano di cavalcare. Il centro di recupero della fauna selvatica (ingresso 25 dollari) e poco meno di uno zoo, ma permette di vedere bradipi e formichieri tipici della zona. In generale Puerto Viejo è un altro luogo da eliminare da qualsiasi progetto di viaggio, un altro dramma del colonialismo americano. Affittata la macchina proseguiamo verso nord per spostarci all’interno, nella zona dei vulcani e delle montagne. La sosta al parco nazionale di Cahuita ci permette di vedere qualche scimmia in libertà, addentrandoci in una foP1000771resta direttamente sul mar dei Caraibi. La zona montuosa offre bei paesaggi, fino a raggiungere la cittadina di Turrialba, in una valle attraversata da un fiume impetuoso. Ripartiamo il giorno seguente e raggiungiamo l’albergo alle pendici degli oltre 3000 metri del vulcano Irazù nel primo pomeriggio. Approfittando del bel tempo, raggiungiamo la cima, dove salutiamo il clima tropicale e ci troviamo ad affrontare inaspettati venti gelidi. La caldera ed i crateri sono interessante, e dalla cima il panorama ci mostra come le nuvole che coprono la costa caraibica difficilmente penetrino nella zona del pacifico, almeno in questo periodo. Dedichiamo il resto della giornataP1000862 all’esplorazione della valle del rio Orosì, con bei paesaggi naturali ed un villaggio coloniale ai limiti della sufficienza. Decidiamo di dirigerci verso la costa pacifica e, dopo il non proprio piacevole attraversamento della capitale San Josè e 3 ore di trafficata Panamericana, raggiungiamo la località baneare di Jacò. La spiaggia è grande e panoramica, le onde belle ed adatte per il surf, ma la cittadina un obbrobrio degno delle peggiori località balneari della costa sud di Tenerife. Viene da chiedersi quale sia l’identità del Costa Rica, la sua cultura, il suo patrimonio, finora abbiamo visto solo un grande parco di diveP1000904rtimenti per ricchi turisti stranieri, con prezzi che sembra di stare in Norvegia. La cosa più interessante della zona è un ponte da cui si possono osservare decine di immensi coccodrilli che si sollazzano al sole dei tropici lungo un fiume fangoso. Un po’ demoralizzati torniamo nella zona montuosa, qua almeno ci sono bei paesaggi dal verde intenso. Proviamo a raggiungere la vetta del vulcano Poas, costantemente coperta da nubi, così ci dirigiamo al Parque de las Cataratas de la Paz, dove, per la modica cifra di 45 dollari si possono vedere da vicino scimmie, giaguari, serpenti, bradipi ed un’infinita collezione di uccelli colorati colibrì e farfalle, oltre alle impetuose cascate che rombano nel fondo della valle. Il vulcano Arenal è una delle attrazioni principali del Costa Rica, ed una delle ultime che visiteremo in questo pessimo paese. Il cono vulcanico, il lago artificiale e l’anonimo parco non valgono neanche il prezzo della benzina spesa per arrivarci, senza considerare i costi esorbitanti esposti nella straturistica cittadina che accoglP1010084ie i visitatori. Un bagno in un fiume caldo che scende dal vulcano è l’unica esperienza positiva del viaggio all’Arenal. Rientriamo a San Josè in attesa di ripartire e lasciarsi questo squallido paese senza identità. La capitale è una la tipica metropoli centramericana, caotica e senza particolari attrazioni. Dire che il Costa Rica sia stato sotto le aspettative è un eufemismo, si tratta di un paese senza identità, caro, privo di luoghi indimenticabili, completamente colonizzato. Sconsiglio a chiunque di visitare il giardino degli Stati Uniti d’America. Fortunatamente il meglio deve ancora venire, e siamo in partenza per il Nicaragua, che ribalterà completamente il nostro umore. Tra Panama e costa Rica, l’unico luogo degno di nota è stato l’arcipelago di San Blas, ma l’attraversamento del confine nicaraguense segna un punto di svolta quasi inaspettato. Partiamo all’alba da San Josè, e dopo qualche ora raggiungiamo il confine che ci permette finalmente di lasciare il Costa Rica. La differenza si vede subito, siamo tornati in America Latina, in un paese dalla forte identità che lotta per non farsi colonizzare. Da Rivas raggiungiamo in taxi la località di San Juan del Sur, sull’ oceano Pacifico, turistica P1010155ma lontana anni luce dallo schifo visto a Bocas del Toro, Puerto Viejo e Jacò. La cittadina è distesa lungo una mezzaluna di sabbia scura e dai bar i tramonti sul mare sono bellissimi. La vita notturna non è male, anche se finisce presto rispetto agli standard mediterranei e il favoloso rum Flor de Cana aiuta a godersi la bella atmosfera. La zona di San Juan è piena di bellissime spiagge, raggiungibili percorrendo strade sterrate a bordo di veicoli di dubbia affidabilità. Playa Madeira è stupenda e si può camminare lungo la costa per raggiungere le spiagge più nascoste. Passiamo tre giorni bellissimi a San Juan, tra spiaggia e festa, perfettamente accolti nell’atmosfera divertente e rilassata dell’ ostello Casa Oro. Le delusioni di Panama e Costa Rica sono già alle Spalle. Si riparte, destinazionP1010209e Isola di Ometepe, la più grande isola lacustre del mondo. Il lago di Nicaragua è immenso, e nel suo cuore si innalzano due imponenti vulcani, legati tra loro da una sottile striscia di terra. Un ora di traghetto ci porta dal porto nei pressi di Rivas a Moyogalpa, il principale centro dell’isola e l’imponente mole dei due giganti che si avvicina è davvero impressionante. Ci sistemiamo all’ hospedaje central, un ostello molto basico ma piacevole, un ottimo luogo di socializzazione ed una base perfetta per l’esplorazione dell’isola. Con le biciclette esploriamo il piccolo villaggio e punta Jesus Maria, una bellissima lingua di sabbia che si inoltra nel lago peP1010234r un centinaio di metri. E’ un luogo fantastico, perfetto per un bagno ed una birra al tramonto che rimane uno dei ricordi più belli del viaggio. Una bella serata in una festa locale in compagnia di altri viaggiatori conclude una giornata quasi perfetta. Decidiamo di percorrere gli 80 km di strada che circondano gli imponenti coni vulcanici a bordo di moto da montagna, visto che le strade nella parte più remota dell’isola sono in condizioni a dir poco precarie. Da Moyogalpa ci dirigiamo verso Altagracia, seconda città di Ometepe, per poi puntare al vulcano Madeira. Attraversiamo tranquilli villaggi dove la domenica scorre tranquilla traP1010314 relax e partite di baseball, sport nazionale del Nicaragua. Una volta circumnavigato il Madeira rispunta l’impressionante Concepcion, che domina la parte settentrionale dell’isola, un luogo davvero unico. Rientriamo a Moyogalpa per il tramonto, splendido dal molo di attracco dei traghetti con il sole che si butta nell’enorme lago. Si riparte, destinazione Granada, città coloniale sulla sponda settentrionale del lago di Nicaragua, una delle destinazioni più popolari del paese. Traghetto fino a Rivas, poi chicken bus per Granada. La stazione degli autobus di Rivas assomiglia più ad un grande mercato, un coloratissimo viavai di merci e persone in pieno spirito latino americano. I chicken bus sono vecchi scuolabus americani riciclati per i trasporti pubblici del Nicaragua, lenti ma efficaci, e soprattutto caratteristici, con soste improvvisate, struggP1010404enti canzoni latine, venditori ambulanti, cristi e santi appesi un po’ ovunque. Granada è una città coloratissima, con un centro coloniale perfettamente sistemato e visibilmente aperto al turismo internazionale. L’ostello Entre Amigos è centrale, pulito ed economico. Da non perdere è la vista dal campanile de la Iglesia de la Merced, dal quale sono state scattate quasi tutte le cartoline della città. Nonostante lo sviluppo turistico, Granada mantiene ancora una sua identità, e basta allontanarsi di pochi metri dalla piazza centrale per apprezzarla interamente. Attorno alla città ci sono numerosi luoghi di interesse che vale la pena visitare, un’escursione in giornata può essere la soluzione per chi non ha molto tempo a disposizione. Iniziamo dallo splendido mirador sulla laguna di ApoyoP1010600, un lago azzurro che riempe un grande cratere vulcanico. Il mercato artigianale di Masaya è una trappola per turisti, ma anche il paradiso dei collezionisti i amache. Il pezzo forte dell’escursione è la visita al fenomenale parco del vulcano Masaya, un cono basso e tozzo che vomita fumi giallastri e tossici in modo irregolare e suggestivo. Sull’orlo dell’enorme cratere la tossicità dei fumi si percepisce all’istante ed è sconsigliabile rimanere a guardare quell’inferno per più di un paio di minuti. Esploriamo la vetta, da cui si vedono altri crateri inattivi prima di goderci il tramonto su Managua ed inoltrarci torce alla mano in una grotta piena di pipistrelli e rocce dalle dubbie forme umane e mitologiche. Dal P1010555bordo del cratere, in condizioni di sicurezza molto approssimative, si vede il rosso della lava che ribolle nell’oscurità. L’ultima tappa del fantastico Nicaragua è il cuore della rivoluzione, Leon, città coloniale del nord interamente circondata da vulcani. Leon è bella, in modo diverso, è più vera, più viva, si percepisce lo spirito fiero della gente, che vive nei murales e negli edifici pieni di storia recente. Un ex combattente del Frente Sandinista ci accompagna nella visita del museo della rivoluzione, ci mostra le foto, ci coinvolge con la sua passione e ci spiega come il Nicaragua non sia stato ancora roinato P1010651dagli Stati Uniti grazie al suo fiero popolo. Anche la vita notturna di Leon, città universitaria, è di un altro livello, e noi ce la godiamo in compagnia del nostro meraviglioso ron Flor de Cana. Il Lazybones hostel è splendido, con la piscina vera goduria per il caldo pomeridiano. Trascorriamo l’ultima notte nel Bigfoot hostel, pessimo covo di anglosassoni che, spacciandosi per viaggiatori, si distruggono di alcol senza mettere mai il naso fuori dal loro covo ovattato. Fa riflettere guardarli e pensare a come si sia perso il senso del viaggio, ridotto ad un tour internazionale delle sbronze accompagnato da ore passate sullo schermo dello smartphone ad intrattenere contatti virtuali. Il che ci haP1010681 spinto a sostare in questo pessimo luogo è il servizio navetta per il Guatemala, un viaggio di 18 ore attraverso 4 paesi. Partiamo alle 3 di notte e prima dell’alba siamo al confine con l’Honduras. Lasciamo il Nicaragua con un po’ di tristezza, è una paese splendido, autentico, piena di gente eccezionale che ci ha regalato momenti indimenticabili. Albeggia mentre attraversiamo il breve tratto di Honduras che ci separa dal Salvador, e mentre tutti dormono mi metto ad osservare le campagne di questo paese, che si stanno svegliando nel loro rituale quotidiano. Entriamo nel Salvador e si riP1010990vede l’influenza americana, qua la moneta ufficiale è il dollaro. La sosta pranzo ci permette di ammirare la spiaggia di El Tunco, sulla costa salvadorena lungo la panoramica Ruta de las Flores. Una volta raggiunto il confine con il Guatemala proseguiamo con la scorta armata fino ad Antigua, dove arriviamo al tramonto dopo un viaggio di 18 ore tra il massacrante e il meraviglioso. El Hostal, nella zona centrale, è un ostello bello ed accogliente, mentre proprio di fronte si trova il Cafè No Se, un buio pP1010858ub pieno di atmosfera dove suonano ogni sera band locali, sicuramente il miglior locale notturno di Antigua. La città coloniale, circondata da imponenti vulcani, è bellissima, anche se molto turistica. E’ un piacere passeggiare per le vie acciottolate tra le piazze e le case coloniali, fino a raggiungere il Cerro de la Cruz, da dove si vede tutta la città ai piedi della montagna. Sarà la nostra base in Guatemala. Domenica mattina ci dirigiamo a Chichicastenango, dove si svolge uno dei mercati più importanti dell’America Centrale, che richiama venditori e compratori da tutte le zone circostanti. Riti cristiani che si fondono a tradizioni Maya partono dalla Chiesa centrale coinvolgendo tutta la zona del mercato, tra spari di petardi, foP1010869rti odori di fiori ed incenso e coloratissime processioni. Purtroppo però basta poco per accorgersi di come Chichi si sia trasformata in meta turistica di basso livello. Al mercato ormai si vendono solo souvenir, le donne dai tipici vestiti colorati chiedono soldi per farsi fotografare e persino le processioni appaiono come spettacoli teatrali. Abbandoniamo la città con un profondo senso di disgusto e ci dirigiamo a Panajachel, sulle sponde dl bellissimo lago Atitlan. Anche PP1010943anajachel è un’orribile accozzaglia di alberghi, bancarelle e ristoranti per turisti, un luogo che andrebbe eliminato solo per migliorare la salute del lago. Il giorno seguente abbandoniamo questo osceno insediamento ed attraversiamo il lago in barca per trasferirci a San Pedro de la Laguna. Qua la situazione migliora, e lo fa ancora di più quando esploriamo i paesini circostanti. Anche se molto turiP1010727stici, sono centri in cui è rimasta ancora una parvenza di autenticità. Attorno a questo lago circondato da imponenti vulcani si parlano innumerevoli lingue e dialetti, tutti provenienti da antichi popoli di origine Maya. A San Pedro, sulle sponde del lago, c’è un locale notturno splendido, con musica, una terrazza, una spiaggetta con tanto di falò notturno, tanti viaggiatori e tanto rum caraibico. Con i postumi della serata di Atitlan facciamo ritorno ad Antigua con sensazioni contrastanti, tra il disgusto per Chichicastenango e Panajachel e i bei ricordi legati a San Pedro de la Laguna. Antigua è sempre piacevole, così ci trascorriamo un’altra giornata prima di affrontare la massacrante escursione a Tikal. Decidiamo di viaggiare di notte, così alle 10 di sera siamo alla stazione di Guatemala City pronti a salire sul modernP1020010o e pulito bus diretto a Flores. Il viaggio sarebbe anche rilassante se non fosse per l’aria condizionata tipo Groenlandia che viene sparata incessantemente per tutto il tragitto. Arriviamo a Flores poco dopo l’alba e subito un bus ci conduce all’ingresso del sito archeologico di Tikal, capitale del mondo Maya nel nord del Guatemala. E’ un posto che vale un intero viaggio, superiore a qualP1020073siasi sito precolombiano che abbia visitato in Messico, compresi i più famosi Palenque e Chichen Itza. Pochissimi turisti ed una città perduta di 250.000 abitanti, con templi, palazzi e ripide piramidi di 70 metri che sbucano dalla fitta giungla tra rumori di uccelli e scimmie urlatrici. E’ incredibile in ogni suo angolo e, nonostante la sua fama internaP1020121zionale, da ancora la sensazione della scoperta grazie alla giungla che la avvolge, nascondendo ancora gran parte degli edifici. Rientriamo a Flores pieni dello stupore di Tikal e visitiamo questa bella cittadina che occupa un’isola all’interno di un lago, che negli ultimi anni si è mangiato buona parte delle strade esterne. Si prospetta un’altra nottata di bus glaciale, così, dopo l’ennesimo pollo, ci sistemiamo e aspettiamo le 10 ore che ci separano dalla capitale. Ormai il viaggio volge al termine e non ci resta che goderci l’ultima notte ad Antigua, con l’ animata vita notturna che contraddistingue questa città studentesca. Prima di tornare in Italia mi aspetta un’altra notte in P1020156Florida, e stavolta scelgo la spiaggia di Fort Lauderdale, poco a nord di Miami. Giusto il tempo di salutare il mare e l’estate mentre il Superbowl impazza nei bar tra fiumi di birra ed è tempo di ripartire, 10 ore di volo e sono di nuovo a Roma. Un viaggio lungo questo in America centrale, vario e contrastante come pochi altri. Tanti luoghi meravigliosi, tanta gente fantastica, tanto divertimento, ma anche tanta delusione per paesi come Panama e Costa Rica che hanno preferito diventare i cortili degli Stati Uniti piuttosto di mantenere la propria identità. Il Costa Rica in particolare è forse il paese che più negativamente mi ha impressionato di tutti quelli visti nel corso dei miei viaggi. Il Nicaragua è sicuramente il migliore, il più bello, il più selvaggio, ma soprattutto il più autentico, con un carattere forte e fiero. In Guatemala il turismo ha sicuramente rovinato alcune zone, ma resta un paese forte di una storia millenaria che nasce dalle radici Maya, ed è tutto visibile anche se troppe volte nascosto. Sono paesi piccoli, troppo vicini all’America, impossibile pensarli incontaminati, ciò nonostante, un viaggio meraviglioso!

3 risposte a "Sei settimane lungo la Panamericana"

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  1. Bravo Michele. per quel che mi riguarda quoto in pieno!l
    Emozioni e sensazioni forti, che rimarranno a lungo impresse nel cuore, e nei byte grazie alle foto ed a questo racconto di viaggio. Ricordi di un’esperienza fantastica, piena di contrasti e di una varietà assurda.
    Eccezion fatta per il cibo (pollo, fagioli e riso, e pollo, e riso, e…) ehehehe

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